Insegnare italiano agli immigrati

Un percorso a ostacoli tra ignoranza, incoerenza ed emergenza

 

Imparare la nostra lingua non è affatto cosa facile, e tantomeno lo è insegnarla. Lo sa in special modo chi, facendo il docente di italiano L2, si trova a svolgere pure la mansione di mediatore culturale – spesso addirittura a titolo volontario – per contribuire all’integrazione dei cittadini di paesi terzi nel nostro caro Belpaese.

Da poco è uscito nelle sale (con una faticosa distribuzione indipendente) “La mia classe”, un film che racconta le meraviglie e i drammi di questo lavoro. Il mio incontro con la sceneggiatrice, Claudia Russo, e uno degli attori, Shadi Ramadan, è stato occasione proficua per riflettere sui sogni di chi si trova ad apprendere l’italiano per migliorare le proprie condizioni di vita e quelle dei propri famigliari, e di chi – italiano – vuole dare un contributo al settore dell’integrazione sociale.

Del film diretto da Daniele Gaglianone e interpretato magnificamente da Valerio Mastrandrea se n’è parlato abbastanza tra gli addetti ai lavori, cioè tra chi delle “scuole migranti” o dei CTP (Centri Territoriali Permanenti per l’educazione degli adulti) ne ha fatto luoghi di impegno pressoché quotidiano. Ma bisognerebbe andare oltre, perché si tratta di un film scomodo e stimolante, di quelli che sarebbero utili alla comprensione di molti, perché una tale classe di studenti di varie età, genere e background – accomunati solo dall’essere stranieri in un Paese dove hanno deciso di ri-costruirsi una vita – è (e sarà) sempre più una realtà caratteristica dell’Italia del ventunesimo secolo.

Da tirocinante DITALS (specializzato sugli apprendenti di lingua cinese) ho condiviso gli elogi e le critiche al film già riportati da Sara Rossetti su Yalla, e preferisco qui discutere di uno degli aspetti centrali tra tutti quelli affrontati da Gaglianone. L’insegnamento dell’italiano a immigrati è senza dubbio uno dei casi più complessi e delicati della glottodidattica, e richiede una particolare preparazione culturale, antropologica, psicologica e sociologica, oltre che pedagogica.
Di tale dotazione sono di solito sprovvisti i normali insegnanti di lettere, cui pur tuttavia l’incoerenza del sistema educativo italiano affida il grave compito di migliorare l’inserimento degli immigrati nella vita sociale italiana.

Uno dei punti di partenza è l’analisi dei bisogni dell’apprendente, spesso scarsamente scolarizzato, magari stanco dopo molte ore di lavoro, eppure decisamente motivato a investire energie nell’apprendimento linguistico per ragioni pratiche (inserirsi meglio sul lavoro, parlare con gli insegnanti dei figli, avere migliori possibilità di interazione nella quotidianità ecc.).
Vanno proposti quindi quei campioni di lingua cui la persona è esposta nella vita di tutti i giorni, ad esempio nel posto di lavoro, nelle strade e nei luoghi pubblici, negli uffici di polizia e amministrativi o nei giornali e nei telegiornali.
Molto importante è anche la struttura dei corsi, che non si possono basare sulla struttura rigida e sequenziale tipica della scuola dell’obbligo, ma piuttosto devono basarsi su un percorso circolare e flessibile.

L’interpretazione di Mastrandrea è eccellente nell’esporre un distillato di queste capacità, lasciando intravedere la mano di sapiente di chi è del mestiere, come Claudia – presidente dell’associazione Passaparola, con un passato su LA7 come editor ed esperta di cinema italiano – felice di essere riuscita con La mia classe a conciliare le sue passioni di sempre, insegnamento, giornalismo e, appunto, cinema.

È in parte fatta dei suoi veri alunni la classe al centro del film, spontanea e divertente, composta infatti di attori non professionisti, tra cui spiccano l’iraniana Sheida e l’egiziano Shadi. È proprio quest’ultimo il protagonista della scena forse più intensa, in cui il primo piano indugia sul suo viso in lacrime. Lacrime vere, ci dice, di uno cresciuto nel caos del Cairo e coinvolto direttamente nelle proteste, partecipe di quelle giornate che nella primavera del 2011 hanno infiammato l’Egitto e buona parte del mondo arabo.

Nei giorni in cui la pellicola veniva girata (circa un anno dopo) Shadi piangeva gli amici caduti nella sollevazione, e anche la distanza e lo sradicamento dal suo paese d’origine, preso com’era però dall’inizio di una nuova vita in Europa.
Una strada difficile ma pregna di feconde sorprese, in cui il suo presente è quasi assimilabile a quello di un ragazzo di seconda generazione, con l’iscrizione ad una università e la relazione con una ragazza entrambe romane.

Questo film è senza dubbio un contributo importante. Ci volevano il nome, la faccia e il talento di Valerio Mastrandrea per portare alla ribalta la misconosciuta realtà delle classi di italiano L2 per immigrati adulti, per parlare “alle masse” in maniera così diretta di come la diversità e il fenomeno dell’immigrazione siano fonti di ricchezza – culturale ma non solo – per l’Italia, e come non vadano visti esclusivamente come problemi.

Queste immagini ci raccontano che degli immigrati è stupido aver paura, così come è stupido imporre legislazioni castranti e contraddittorie. Si pensi, ad esempio, all’Accordo di Integrazione entrato in vigore nel 2012, con cui si richiede un livello A2 di proficiency in lingua italiana quale prerequisito per l’ottenimento del permesso di soggiorno, senza predisporre investimenti e un’offerta formativa minimamente sufficienti, in termini sia qualitativi che quantitativi, a fronteggiare una pur crescente domanda da parte dei cittadini immigrati.

Sembra in tutto e per tutto un percorso a ostacoli, per di più fuori pista se pensiamo alla corrispondenza tra diritti e doveri che la vita civile esige.
Al fondo di tale incoerenza si può vedere la solita paura, quella che nasce dall’ignoranza e si incancrenisce con la crisi. Ignoranza che – quando va bene, e non è semplicemente malafede a fini elettorali- porta le nostre istituzioni ad affrontare ogni questione come se si trattasse sempre di un’emergenza, con tutte le approssimazioni e le rozzezze che ne conseguono.

Pubblicato su Yalla

 

P.S.

E questi sono i miei libri preferiti sull’insegnamento dell’italiano a stranieri:

eBook - Appartenenze Straniere
Raccolta di articoli ed interviste sul tema dell’integrazione scolastica
Parlo Italiano + CD Audio
Manuale per l’apprendimento dell’italiano di base – con test di lingua per il permesso di soggiorno
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