Alla ricerca di Dio, dalle carceri italiane alle grotte dell’India

Recensione di “A piedi nudi sulla Terra” di Folco Terzani Un bestseller della Mondadori che tratta dell’ascetismo, ma anche della droga, e racconta gli albori dell’epoca hippie, oltre che la magia e la follia nella vita di un sadhu indiano. “A piedi nudi sulla terra” è il frutto sulla continua ricerca spirituale di Folco, figlio di … Continue reading Alla ricerca di Dio, dalle carceri italiane alle grotte dell’India

Il cammino verso me stesso

Recensione di Un altro giro di giostra, di Tiziano Terzani Un raro concentrato di saggezza, denso di stimoli e spunti di riflessione. Un libro in cui T.T., o Anam, parla ancora una volta di un viaggio – l’ultimo, il più importante. Ho avuto la meravigliosa possibilità di leggerlo a dieci anni da quando il grande scrittore … Continue reading Il cammino verso me stesso

La Verità è il mio unico Dio

<<Fare del bene agli altri è l'unica grande religione universale>> #Vivekananda — Andrea Lisi (@copypersuasivo) July 20, 2014 Da Tiziano Terzani a Swami Vivekananda, mistico bengalese vissuto nella seconda metà del XIX secolo, che l’italiano citava spesso nel suo personale percorso di ricerca di una spiritualità autentica e coerente con la natura umana. Un libretto di Elena … Continue reading La Verità è il mio unico Dio

Citazioni da “Un’idea di destino”

Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù,piglia quella che va in su. #TizianoTerzani pic.twitter.com/he0WYC0JKT — Roberta Cilento (@robertacilento) 5 Luglio 2014 Oggi ho voglia di dedicare un piccolo spazio ai miei passaggi preferiti del “diario di una vita straordinaria” che Longanesi ha pubblicato a … Continue reading Citazioni da “Un’idea di destino”

In memoria (critica) di Manlio Sgalambro

L’ultimo ricordo che ho legato a M.S. è di quando, nel 2011, entrato in una piccola libreria della bellissima Taormina, chiesi se avevano qualche suo libro e il commesso mi rispose: “Sgalambro chi? Ah, il filosofo catanese. E’ un bel pò che non si hanno sue notizie o pubblicazioni…”. Quell’anno ha rappresentato nella mia vita … Continue reading In memoria (critica) di Manlio Sgalambro

La depressione è quasi rincuorante

A me era cominciata in Giappone. La vita era una continua corsa, piena di doveri.

Ogni rapporto era difficile, contorto. Non avevo – o credevo di non avere- mai un momento in cui tirare il fiato; mai un attimo in cui non mi sentissi in colpa per qualcos’altro che avrei dovuto fare.

Mi alzavo la mattina e mi pareva d’avere sulle spalle il fardello del mondo; c’erano giorni in cui il solo vedere il pacco di quotidiani sotto la porta di casa mi faceva venire il groppo in gola.
Ovviamente il Giappone in sé, con la sua società tutta in una camicia di forza, con la sua gente sempre a recitare una parte e mai naturale, era opprimente. Ma io pagavo anche il prezzo di questo strano mestiere di giornalista .

Si è sempre là dove c’è un qualche dramma e non si può assistere per anni, impunemente, a rivoluzioni fallite, delitti irrisolti, speranze deluse, problemi senza soluzione. Vietnam, Cambogia, Tien An Men: sempre cadaveri, gente che scappa e, lentamente, a convinzione che niente serve a niente e che il momento della giustizia non arriverà mai.

Alla fine anche le parole, usate e riusate per descrivere sempre le stesse situazioni, gli stessi massacri, le facce dei morti e i pianti dei sopravvissuti mi parevano aver perso ogni loro significato. Tutte mi suonavano ormai come cocci rotti.
In quelle condizioni era naturale essere depresso, come è normale che lo sia per chiunque abbia ancora un’idea di quel che la vita potrebbe essere e non è.

La depressione diventa un diritto, quando uno si guarda attorno e non vede niente o nessuno che lo ispiri, quando il mondo sembra scivolare via in una gora d’ottusità e di grettezza materialista. Non ci sono più ideali, non ci sono più fedi, non ci sono più sogni. Non c’è più niente di grande in cui credere; non un maestro a cui rifarsi.
Raramente l’umanità è stata, come in questi tempi, priva di figure portanti, di personaggi luce. Dov’è un grande filosofo, un grande pittore, un grande scrittore, un grande scultore? I pochi che vengono in mente sono soprattutto fenomeni di pubblicità, e di marketing.
La politica, più di ogni altro settore della società, specie quella occidentale, è in mano ai mediocri, grazie proprio alla democrazia, divenuta ormai un’aberrazione dell’idea originale quando si trattava di votare se andare o no in guerra contro Sparta e poi… di andarci davvero, andarci di persona, magari a morire.

Oggi, per i più, democrazia vuol dire andare ogni quattro o cinque anni a mettere una croce su un pezzo di carta ed eleggere qualcuno che, proprio perché deve piacere a tanti, ha necessariamente da essere medio, mediocre e banale come sono sempre le maggioranze. Se mai ci fosse una persona eccezionale, qualcuno con delle idee fuori dal comune, con un qualche progetto che non fosse quello di imbonire tutti promettendo felicità, quel qualcuno non verrebbe mai eletto. Il voto dei più non lo avrebbe mai.
E l’arte, quella scorciatoia alla percezione di grandezza? Anche lei non aiuta più la gente a capire l’essenza delle cose. La musica sembra ormai fatta per arrivare alle orecchie, non all’anima; la pittura è spesso un’offesa agli occhi; la letteratura, anche lei, è sempre più dominata dalle leggi del “mercato”.

E chi legge più la poesia? Il suo valore esaltante è stato dimenticato! Eppure una poesia può accendere nel petto un calore, forte come quello dell’amore. Una poesia, meglio di tutti i whiskey, meglio del Valium e del Prozac potrebbe “tirare su”, sollevare l’animo, perché alza il punto di vista da cui guardare il mondo. Quando ci si sente soli ci sarebbe da trovare più compagnia nel leggere dei bei versi che nell’accendere la televisione.
Angela dice che, se dovesse eliminare una delle invenzioni di questo secolo, ancora prima della bomba atomica, eliminerebbe la televisione. Non ha tutti i torti. La televisione riduce la nostra capacità di concentrazione, ottunde le nostre passioni, ci impedisce di riflettere, imponendosi come il più importante – quasi il solo – veicolo di conoscenza.

Eppure nessuna verità è più falsa di quella della televisione che, per sua necessità, trasforma ogni avvenimento, ogni emozione in uno spettacolo, con il risultato che nessuno riesce più a commuoversi o a indignarsi per qualcosa. Attraverso la televisione abbiamo immagazzinato milioni di informazioni, ma siamo diventati moralmente ignoranti. La televisione distrae, fa passare il tempo! Ma è davvero quel che vogliamo?
Più ci si guarda attorno, più ci si rende conto che il nostro modo di vivere si fa sempre più insensato. Tutti corrono, ma verso dove? Perché? Molti sentono che questo correre non ci si addice e ci fa perdere tanti vecchi piaceri. Ma chi ha ormai il coraggio di dire: “Fermi! Cambiamo strada”?

Eppure, se fossimo spersi in una foresta o in un deserto, ci daremmo da fare per cercare una via d’uscita! Perché non far lo stesso con questo benedetto progresso che ci allunga la vita, ci rende più ricchi, più sani, più belli, ma in fondo ci fa anche sempre meno felici?
Non c’è da meravigliarsi che la depressione sia diventata un male tanto comune. È quasi rincuorante. È un segno che dentro la gente resta un desiderio d’umanità.
Alla fine di cinque anni a Tokyo, sempre in mezzo ai suoni, ai rumori della folla, mi sentivo addosso come un veleno e decisi che dovevo curarmi. (…) La natura, la straordinaria natura, mi dette una mano e mi rimise in sesto.

da Un indovino mi disse, Tiziano Terzani, 1995.

Un Indovino mi Disse
Un viaggio lungo un anno senza prendere aerei, per riscoprire l’Asia e la sua gente