SULL’ERA DEL MERCATO pt.3

E se lo dicono loro…

 

[Il capitalismo] non è un successo. Non è intelligente, non è bello, non è virtuoso, e non produce i beni necessari.

In breve, non ci piace, e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto restiamo estremamente perplessi.

John Maynard Keynes, principale economista del XX secolo

Pochi mercati potranno mai essere tanto competitivi quanto quelli che sono fioriti in Gran Bretagna nella prima metà del XIX secolo, quando i bambini crescevano deformi e si avviavano a una morte prematura nelle miniere e negli opifici nelle aree industriali dei Midlands occidentali.

E anche oggi esistono numerosi esempi che confermano come i mercati non abbiano alcuna tendenza a promuovere forme di eccellenza.

Non offrono alcuna resistenza alle forze che spingono l’umanità nel baratro della barbarie culturale e della perversione morale

Robert Solow, premio nobel per l’economia

L’unico risultato certo (della politica economica di Reagan basata sul libero mercato) è la ridistribuzione del reddito, della ricchezza e del potere, dai governi alle imprese private, dai lavoratori ai capitalisti e dai poveri ai ricchi.

James Tobin, premio nobel per l’economia

Il maggior problema che il nostro paese si trova ad affrontare è la creazione di due classi sociali, quelli che hanno molto e quelli che non hanno niente.

Il divario crescente tra i redditi delle persone più qualificate e di quelle meno qualificate, tra gli istruiti e gli ignoranti, è davvero un grave pericolo. Se questo divario continua ad allargarsi ci ritroveremo presto nei guai.

L’idea di avere una classe di persone che non comunica con i suoi vicini – proprio quei vicini che si assumono la responsabilità di soddisfare i suoi bisogni primari – è estremamente spiacevole e scoraggiante.

Così non si può andare avanti. Avremo una guerra civile.

La nostra società non può essere aperta e democratica se rimane divisa in due classi. Nel lungo periodo questo è veramente l’unico grave  pericolo.

Milton Friedman, premio nobel per l’economia

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