Lettera a Mandela sul lungo cammino verso la libertà

Caro Madiba

per anni nei miei studi di politica ti ho sentito nominare, ma mai avevo deciso di approfondire per davvero la tua storia

Sarà che sei stato una figura molto, molto popolare – e ancora lo sei.

E io per indole distolgo l’attenzione da quello che è “di massa”.

(sai, come diceva Mark Twain, “quando ti rendi conto che sei dalla parte della maggioranza, sappi che è ora di cambiare”).

Tuttavia il tuo esempio nessuno lo può ignorare.

E io non a caso sono arrivato a studiare il tuo percorso proprio ora che è passato qualche anno da quando ho abbandonato del tutto la politica.

Quello che ricerco trascende la vita pubblica e i partiti.

Quello che ricerco è capire la psiche di chi si è dedicato completamente a una missione nella sua vita.

Non per 4 mesi, né per qualche anno.

Per la sua intera vita.

 

Chi eri davvero, Mandela?

L’unica autobiografia ufficiale

Nelson era il tuo nome “inglese” e “Madiba” quello della tua tribù.

Ancora oggi vieni celebrato in tutto il mondo per la tua lotta personale contro l’apartheid, un sistema elaborato dal Partito Nazionale controllato dalla minoranza bianca in Sudafrica per opprimere la maggioranza nera.

Hai guidato la lotta decennale per sostituire il regime dell’apartheid con una democrazia multirazziale e hai poi sostenuto la riconciliazione nonostante fossi stato imprigionato per 27 anni.

Dopo essere diventato il primo presidente nero del Sudafrica nel 1994, sei stato la forza trainante della transizione pacifica da una delle società più razziste nei tempi moderni ad una non violenta e democratica, che pur con tutti i suoi problemi, oggi se la passa relativamente bene rispetto a tanti altri paesi africani.

In fin dei conti, sei stato uno dei leader politici più rispettati al mondo, e resterai per sempre un esempio difficile da attaccare e sputtanare – come invece si usa fare con qualsiasi politico e attivista moderno.

“La lotta è la mia vita”

E’ straordinario come a un certo punto, da adulto – e non subito – hai effettivamente deciso di rinunciare alla “normalità”, alla famiglia, e anche alla tua attività e ai tuoi clienti…

….perché la “normalità” attorno era insopportabile, al punto che andava rovesciata.

E grazie alla determinazione (la tua individuale e quella dell’African National Congress che rappresentavi) hai visto non solo l’inizio della politica di segregazione razzista da parte della minoranza bianca, ma dopo 40 anni ne hai visto poi anche la fine.

E poteva anche non andare così.

Aver immolato la tua vita a una causa più grande ti avrebbe potuto portare, come successo con molte persone del tuo movimento, a scomparire ben prima di poter vedere la fine dell’oppressione.

E devo ammettere che mi ha colpito anche venire a sapere che fu proprio Margaret Thatcher – paladina della “libertà” contro l’oppressione socialista – a bloccare per diversi anni le sanzioni contro gli aguzzini del popolo sudafricano e, difatti, a mantenerti in prigione.

A quanto pare pensava davvero che tu e quelli dell’ANC foste dei dannati rivoluzionari comunisti…

Le mie citazioni preferite da “Il lungo cammino verso la libertà”

  • “Da ragazzo ero un tipo introverso, serio, dovevo sforzarmi molto per riuscire a capire e fare le cose”

  • “Un leader è come un pastore. Se ne sta dietro il gregge, e lascia andare le pecore più svelte avanti, dopodiché seguono le altre, senza rendersi conto che tutto il tempo vengono dirette da dietro”

  • “Mi sono accorto che uno può sopportare l’insopportabile se riesce a mantenere il proprio spirito forte anche quando il corpo è messo alla prova. Le forti convinzioni sono il segreto per sopravvivere la deprivazione; il tuo spirito può essere pieno anche quando il tuo stomaco è vuoto.”

  • “In prigione leggevo alcuni classici greci, come l’Antigone, perché mi elevavano enormemente. Ciò che ne ho tratto è che il carattere si misura affrontando situazioni difficili e che un eroe è una persona che non si spezza anche nelle circostanze più logoranti”

  • “Le autorità amavano dire che ricevevamo una dieta equilibrata; ed era veramente equilibrata, tra lo sgradevole e l’immangiabile “.

  • “Vedevo il giardinaggio come una metafora di certi aspetti della mia vita. Anche un leader deve curare il suo giardino o il suo orto; lui pure pianta semi, e poi guarda, coltiva e raccoglie il risultato. Come il giardiniere o il contadino, un leader deve prendersi la responsabilità di quello che coltiva; deve prestare attenzione al suo lavoro, provare a respingere i nemici, preservare quello che si può preservare, ed eliminare quello che non potrà avere successo”.

  • “A metà degli anni ’80 l’ANC stava passando un nuovo momento di popolarità. I sondaggi mostravano che era di gran lunga l’organizzazione politica più popolare tra gli africani nonostante fosse stata messa al bando per un quarto di secolo”

  • “Abbiamo combattuto contro il dominio della minoranza bianca per 3/4 di un secolo. Ci siamo impegnati nella lotta armata per più di due decenni. Molte persone da entrambe le parti sono morte. Il nemico era forte e risoluto. Eppure anche con tutti i loro carrarmati e le bombe, devono aver capito di essere dalla parte sbagliata della storia. Noi eravamo dalla parte del giusto, anche se non avevamo la forza. Era chiaro che una vittoria militare era impossibile. Semplicemente non aveva senso per entrambe le parti perdere migliaia se non milioni di vite in un conflitto che non era necessario. Era tempo di parlare.”

  • “Quando ad un uomo viene negato il diritto di vivere la vita in cui crede, non ha altra scelta se non diventare un fuorilegge”

  • “L’istruzione è il grande motore dello sviluppo personale. È attraverso l’istruzione che la figlia di un contadino può diventare un medico, che il figlio di un minatore può diventare il capo della miniera, che un figlio di agricoltori può diventare presidente di una grande nazione. È ciò che riusciamo a fare con quello che abbiamo, non ciò che ci viene dato, che fa la differenza tra una persona e un’altra “.

  • “Ho imparato che il coraggio non è l’assenza di paura, ma il trionfo su di essa. L’uomo coraggioso non è colui che non ha paura, ma colui che domina quella paura”.

  • “Una buona testa e un buon cuore sono sempre una combinazione formidabile”.

  • “Nessuno nasce odiando un’altra persona a causa del colore della sua pelle, delle sue origini o della sua religione. Odiare è qualcosa che si impara e se può insegnare ad odiare, si può insegnare ad amare, perché l’amore viene più naturalmente al cuore umano che il suo opposto “.

  • “Una nazione non deve essere giudicata dal modo in cui tratta i suoi cittadini più in alto ma quelli più in basso”.

  • “C’erano molti momenti bui in cui la mia fede nell’umanità veniva messa pesantemente alla prova, ma non mi sarei potuto e non potevo lasciare che mi facessero disperare. Quella è la strada per la sconfitta e la morte”.

  • “Parte dell’essere ottimista consiste nel mantenere la testa puntata verso il sole, e i piedi che si muovono in avanti”.

  • “Un uomo che toglie la libertà ad un altro uomo è un prigioniero dell’odio, è bloccato dietro le sbarre dei pregiudizi e della mentalità ristretta. Non sono veramente libero se sto togliendo la libertà a qualcun altro, così come non sono libero quando mi viene tolta la mia libertà. Sia gli oppressi che gli oppressori vengono privati della loro umanità “.

  • “Non c’è nessuna passeggiata facile verso la libertà, da nessuna parte, e molti di noi dovranno attraversare la valle dell’ombra della morte ancora e ancora prima di raggiungere la montagna dei nostri desideri”.

  • “La gloria più grande nella vita non è nel non cadere mai, ma nel rialzarci ogni volta che cadiamo”.

Il libro è molto lungo e avvincente, anche se scritto in maniera sobria… come ci si aspetterebbe da politico che sapeva farci con le parole, anche senza aver sviluppato un particolare stile narrativo.

Al suo interno contiene tantissime altre storie e passaggi interessanti, dall’infanzia in un piccolo villaggio africano, agli sforzi per avviare il suo studio di avvocato, l’inizio dell’impegno politico, i primi arresti, la fuga in clandestinità, l’arresto definitivo e la condanna all’ergastolo quando aveva 46 anni, i lunghi anni nelle varie prigioni e tutte le attività e le traversie vissute da recluso, fino alla liberazione.

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