HO NAVIGATO FINO A QUALCHE TEMPO FA…

..con determinazione e perseveranza, convinta dell’esattezza della mappa che mi era stata consegnata alla conclusione del mio corso formativo.

E’ stato un viaggio faticoso, ma mi hanno insegnato che è così all’inizio, che la gavetta devono farla tutti.

Un viaggio solitario, in cui ho sempre tenuto lo sguardo dritto davanti a me, procedendo come un treno senza guardarmi intorno, perchè mi hanno fatto intuire che,  se avessi dato la possibilità ad altri di parlare, avrebbero scambiato il mio temporaneo, volontario investimento di energie per inutile sacrificio di me stessa.

E’ stato un viaggio frustrante ogni volta che mi hanno convinta di non avere altra scelta, che dovevo accettare quelle condizioni perchè non c’era di meglio, che dovevo ringraziare di essere su quella barca, che probabilmente non meritavo di più.

E’ stato un viaggio frettoloso anche se lungo, perchè non c’era tempo per me, ma solo per la navigazione. Perchè mi hanno fatto credere che l’importante fosse non fermarsi mai, fissare l’obiettivo senza distrarsi e procedere velocemente e senza posa.

Poi mi sono svegliata e ho realizzato di essermi persa.

Non è solo lo smarrimento, come in una selva dantesca o nei percorsi arcani e magici di una favola. Ci si smarrisce viaggiando, percorrendo lande, vie, incontri. Semplicemente un giorno, per la stanchezza, ho smesso di fissare l’obiettivo e così, all’improvviso ho cominciato a vedere: ho chiuso le palpebre e mi sono guardata intorno. In quel momento mi sono accorta, senza del tutto realizzarlo, del mio procedere circolare, dell’essermi per anni mossa restando però nello stesso posto, ferma. Mi sono accorta dell’inutilità dei miei precedenti sforzi e, soprattutto, di non aver avuto nemmeno il conforto di un gabbiano, perchè non vi era nessuna meta reale e nemmeno un punto di riferimento lungo la navigazione.

Mi sono scoperta incapace, per lungo tempo, di incontrare l’altro, incapace di condividere ciò che stavo provando, di andare oltre l’individualità del mio stato. Non l’ho fatto navigando e non ci sono riuscita nemmeno da ferma. Il plurale non ha trovato posto: c’è stato solo e ancora l’io.

Io mi sono fermata in quel posto.

Io sono stata ferma per scelta.

Io credevo di aver scelto di fermarmi.

Io, nel posto in cui sono stata, temevo che tutto si equivalesse, he non ci fosse una corrente che sentissi mia. Sono stata in mezzo ai flutti attendendo che si alzasse il vento e che le correnti mi trascinassero da qualche parte, perchè credevo di aver perso qualsiasi capacità progettuale.

In realtà avevo paura dell’orizzonte lontano e chiuso, cui i miei occhi non erano ancora abituati. Avevo paura di alzare la testa, e continuavo a tenerla bassa, sui movimenti del mare attorno al mio scafo.

Così mi sono arenata.

E così ho intrapreso un altro viaggio.

Un viaggio interiore che è stato un modo, tutto mio, per riflettere e riflettermi, per riconoscermi.

Solo così, perdendomi nel vuoto di questa stazione e cercando anzitutto me stessa tra i riflessi delle onde, ho potuto scorgere altri volti. Capire il valore di ciò che trasportavo su quella imbarcazione mi ha dato prima la possibilità di intravedere che c’era qualcos’altro oltre il mio volto distorto dalla superficie del mare, poi mi ha dato la forza di alzare lo sguardo e accorgermi che in quello stesso mare, in mezzo agli squali e ad altre barche in transito veloci, già lontane o ferme come la mia, non ero sola.

Faticosamente ho iniziato a mettere a fuoco l’altro, fino a scoprirmi in compagnia di altre migliaia di individui, per poi conoscerli e riconoscerli, incontrarli, prendere del loro e dare qualcosa di me.

La svolta è stato capire che siamo tutti delusi e arrabbiati, che ognuno lo è a modo suo, ognuno nella sua barca.

L’opportunità è capire che il valore dell’imbarcazione e di ciò che trasporta e degli orizzonti che scopre possono essere la chiave per recuperare la determinazione e il coraggio di andrae contro-vento, di affrontare le onde e le tempeste, gli squali e il sole a picco per cambiare il mare.

Il rischio è perdere le proprie gabbie cognitive, e scoprirsi.

Scoprirsi capitani della propria imbarcazione.

Scoprirsi in grado di unirsi e remare insieme per cambiare le correnti,.

O scoprirsi in grado di lasciare il proprio mare e viaggiare in un’altra direzione.

E in ogni caso, questo è un rischio che credo valga la pena di correre.

Editoriale di LASPRO, maggio/giugno 2010
Sabina De Rosis
laspro.it

2 pensieri riguardo “HO NAVIGATO FINO A QUALCHE TEMPO FA…

    1. mesi fa per caso trovai Laspro in mezzo ad altre vecchie carte alla città dell’altra economia. E’ stata una piacevole sorpresa, specialmente il tuo editoriale. Complimenti!

      Andrea

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