Una storia molto sporca

Le implicazioni sanitarie ed economiche della mancanza di servizi igienici [clicca sull’immagine per ingrandire]
“I servizi igienico-sanitari sono più importanti dell’indipendenza”

Mahatma Gandhi

I gabinetti salvano la vita, e infatti la questione è molto più seria di quanto possa sembrare: Più di due miliardi e mezzo di persone in giro per il mondo non hanno accesso a servizi igienici, latrine e altre forme di servizi igienico-sanitari. Più del quaranta per cento di loro pratica la defecazione all’aperto. Sostanzialmente, sono più le persone che hanno accesso alla rete mobile che ai servizi igienici.

Oggi, 19 Novembre, le Nazioni Unite ricordano a tutti tale grave realtà e le sue implicazioni in termini non solo di salute (colera, dissenterite, diarrea ecc,) e dignità, ma anche per quanto riguarda lo sviluppo economico (vedi immagine affianco). Uno dei sotto-obiettivi contenuti  nella piattaforma degli MDGs prevede che la proporzione di persone senza accesso a questi servizi di base debba essere dimezzata entro il 2015; ciò significa che – anche se la disponibilità nei Paesi in via di sviluppo è aumentata dal 37% del 1990 al 56% del 2010 – circa un miliardo e trecento milioni di persone restano fuori dal quadro, rendendo la realizzazione dell’Obiettivo inevitabilmente più lontana nel tempo.

Per farsi un’idea della gravità delle conseguenze di questo fenomeno, si pensi che la diarrea è la seconda causa di morte tra i bambini dei Paesi in via di sviluppo e che per malattie legate alla diarrea muore un bambino ogni 20 secondi. Le implicazioni di genere sono altrettanto importanti, in quanto in diversi Paesi le ragazzine che non hanno a disposizione bagni adeguati si assentano da scuola per cinque giorni al mese durante le mestruazioni.

Cosa fare? Un esempio è il vasto programma di igiene pubblica in Kenya, teso a migliorare l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, ha avuto come risultato una diminuzione dell’incidenza della diarrea del cinquanta per cento.

Ci sono anche soluzioni “micro” incentrate sull’imprenditoria sociale – che affronta problemi dal basso tramite un approccio di mercato. Un esempio, proveniente sempre dal Kenya, è quello di Ikotoilet, uno dei prodotti di Ecotact, azienda specializzata nel campo dell’igiene nei Paesi in via di sviluppo. Parliamo di un gabinetto a pagamento oramai installato in molte città dell’Africa orientale, dove il rischio di infezioni legato alla poor sanitation coinvolge circa nove milioni di persone. La difficoltà di trovare una soluzione del genere risiede innanzitutto nella concorrenza, sempre presente, del “sistema” attuale, agli occhi di molti sostanzialmente gratuito – la maggior parte della gente defeca semplicemente nelle buche delle acque reflue o per le strade di notte. Ci vuole un grande sforzo sia per educare che per convincere la gente (i potenziali utenti dei gabinetti) che quello che pensavano fosse “gratuito” in realtà ha un costo sociale enorme, in termini di malattie e morti per infezioni. Questa è una tipica situazione da “tragedia dei beni comuni”: anche se io pago per usare i bagni, se gli altri non lo fanno, ci continueranno ad essere infezioni.

David Kuria, fondatore di Ecotact, ha individuato prima di tutto tre potenziali beneficiari-tipo, in base al luogo:

1. Mercati locali: In genere i mercati dove la gente compra e vende beni e servizi. In molti di questi lugohi si trovano fosse e pozzi neri che sono estremamente anti-igienici. Le persone che frequentano i mercati hanno in genere una certa, per quanto minima, disponibilità di denaro.

2.   Quartieri degli affari: Zone di uffici amministrativi e commerciali più centrali. Spesso gli edifici in queste zone non hanno i propri gabinetti, e le persone che frequentano tali luoghi sono obbligate a usare quelli comunali, prevalentemente gratuiti ma decisamente mal tenuti, anti-igienici e in diversi casi anche pericolosi. Qui la gente ha generalmente un po’ di soldi.

3. Zone di campagna e townships: Grandi “ghetti” con scarse infrastrutture. I residenti sono in stragrande maggioranza poveri, e la sicurezza personale è una delle principali preoccupazioni, specialmente di notte. A malapena ci sono pozzi neri, e spesso i residenti ricorrono ai “bagni volanti”: buste di plastica che durante la notte vengono poi gettate in strada.

Una delle strutture Ikotoilet in una zona periferica in Kenya

Il progetto di Kuria è stato quindi impostato su questi tre segmenti di mercato, a cui in seguito si sono aggiunte le stazioni dei bus, dove la gente ha un po’ di soldi e un po’ più bisogno di privacy. Insapettatamente, le Ikotoilet piazzate in molte aree rurali sono divenute attrative come “postazioni di parto”, dove le donne del luogo in cerca di strutture pulite vanno a partorire.

Ovviamente, il successo dell’impresa è dovuto anche al giusto piano di marketing, che in questo caso ha preso la forma di una vera e propia campagna di sensibilizzazione pubblica riguardo la pulizia e la sicurezza igienico-sanitaria, arruolando Miss Kenya, il vice-Presidente, comici famosi e leader religiosi.

Molto c’è ancora da fare. Per avere un impatto diffuso, imprese di questo tipo devono infatti raggiungere adeguati rendimenti di scala. Le basi però ci sono: centinaia di milioni di persone che, solo nell’Africa sub sahariana, ancora non hanno accesso a questo tipo di strutture. Un mercato enorme che, con l’aiuto di investitori esteri e organizzazioni donatrici, vedrà sempre più il diffondersi di strutture del genere. Come nel motto Ikotoilet: “C’è un gabinetto, e ciò sta cambiando il mondo”.

P.S.

Se vuoi approfondire queste tematiche, non puoi perderti questi tre libri:

 

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