Open Heart

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Il solo pensiero sembra allucinante: in un qualunque ospedale del Ruanda manca pure la penicillina; il dottor Emmanuel è addirittura l’unico cardiologo del suo Paese, e l’ospedale di Emergency in Sudan è l’unico centro di cardiochirurgia altamente specializzato e gratuito in tutto il continente africano.

Per parlare di diritto alla salute – in senso concreto – e per sostenere le attività del Centro Salam di Khartoum, la grande ONG italiana ha prodotto (assieme alla Skoll Foundation e altri) questo stupendo documentario, diretto da Kief Davidson. In quaranta minuti seguiamo il viaggio di otto bambini gravemente malati, che lasciano le loro famiglie per raggiungere il Centro Salam (dove opera Gino Strada) e tentare così l’ultima carta per la salvezza, sottoponendosi a operazioni ad alto rischio e con scarsa probabilità di successo.

Gli sguardi dei bambini, dei loro genitori, le loro poche lacrime: tutto contribuisce a comunicare immensa forza e determinazione. L’elemento che caratterizza le bellissime immagini (il documentario ha giustamente ricevuto molte nomination e premi) è la speranza, personificate in Gino Strada e nei suoi collaboratori dall’inglese semplice, diretto e con pesante accento italiano.

Altro punto di particolare interesse è l’incontro con il controverso Omar El Bashir, Presidente del Sudan, il cui governo è ancora il principale finanziatore dell’ospedale. Vale la pena ricordare qui le critiche ad Emergency per aver instaurato una collaborazione con il dittatore, accusato tra l’altro di crimini contro l’umanità. Ebbene, la testimonianza delle discussioni faccia a faccia tra il fondatore dell’ONG italiana e l’entourage di El Bashir bastano a chiarire la serietà e la determinazione di Strada nel voler tenere il diritto alla vita e alla salute fuori e al di sopra di speculazioni politiche ed economiche. Non c’è sottomissione alcuna, né degradante compromesso nell’approccio di Emergency. Il lavoro, la salvezza di tante vite, la natura gratuita del Centro sono priorità imprescindibili. E tutto ciò domanda rispetto, immenso rispetto (ed anche un po’ di sano orgoglio).

Come restare indifferenti?

P.S.

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The very thought seems shocking: in any hospital in Rwanda even penicillin is missing, Dr. Emmanuel is actually the only cardiologist in his country , and the Emergency hospital in Sudan is the only highly-specialized and free cardiac surgery center throughout the whole African continent.

To speak about the right to health – in the actual sense – and to support the activities of the Salam Centre in Khartoum, the great Italian NGO has produced (along with the Skoll Foundation and others) this wonderful documentary, directed by Kief Davidson. In forty minutes we follow the journey of eight critically ill children, who leave their families to reach the Salam Centre (where Gino Strada operates) and thus try the last card for salvation, undergoing high-risk operations, with low probability of success.

The children’s eyes, those of their parents, their few tears: everything contributes to communicate immense strength and determination. The element that characterizes the beautiful images (the documentary has deservedly received many nominations and awards) is hope, personified by Gino Strada and his collaborators, who speak a simple, direct English, with a heavy Italian accent.

Another point of particular interest is the meeting with the controversial Omar El Bashir, President of Sudan, whose government is still the main funder of the hospital. It is worth mentioning here to Emergency criticism for having partnered with the dictator, accused of crimes against humanity. Well, the testimony of the face-to-face discussions between the Italian founder of the NGO and the entourage of El Bashir is enough to clarify the seriousness and determination of Strada in wanting to keep the right to life and health above  and beyond political and economic speculations. There is no submission or degrading compromise in Emergency’s approach. The work, the salvation of many lives, the gratuitous nature of the Centre are essential priorities. And all this demands respect, immense respect (and a little bit of  healthy pride).

How can we remain indifferent?

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