FANTASTORIA E DISTORSIONI DA INCUBO

La fantastoria non abita solo i libri di finzione.
Fa parte della nostra realta’.
I mass media la legittimano e la amplificano.
La politica spesso la cavalca e la mette a profitto.

Chiedete a un gruppo d’anziani cosa sarebbe successo se i comunisti avessero governato il nostro paese. Qualcuno vi rispondera’ che l’hanno fatto per davvero e l’hanno portato alla rovina. E per porvi rimedio Berlusconi e’ sceso in campo. Chiedete a una classe di studenti universitari che cosa sia la strategia della tensione: molti vi diranno che furono gli attentati compiuti dalle Brigate Rosse.

Perche’ la storia sbagliata si imprime cosi’ tanto nella mente delle persone da avere la forza di scalzare persino la memoria vissuta (quella degli anziani) e di cancellare ore di lezioni e di studio sui libri (nel caso degli studenti)?

Gli storici meno legati a una concezione angusta della propria disciplina si pongono queste domande.

Ma, in generale, anche gli storici piu tradizionali sanno che il loro mestiere di verificatori dei fatti, cosi come sono realmente accaduti, non ha molta cittadinanza al di fuori del circuito accademico. Osservano con stupore misto a indignazione il “farsi” nell’opinione pubblica del senso comune sul passato, che prescinde dal loro lavoro lento e certosino sui documenti. (…)

Non c’e’ solo da alzare il ditino professionale per correggere gli errori piu grossolani, va colta anche l’occasione per comprendere le ragioni dell’attecchire delle falsi immagini del passato, il nostro tempo..una certa idea di storia: dove il peso maggiore lo hanno gli eventi piu che le strutture.

Una sensibilita’ ben diversa da quella in voga solo pochi decenni fa, quando sulla scorta delle “Annales” o del marxismo, la storia era vista innanzitutto come vicenda di correnti profonde, di strutture naturali e sociali, in cui gli eventi singoli – gli individui, le loro personalita’, le loro decisioni – erano increspature irrilevanti.

Tutto cio’ suggerisce che non si riconosce piu un senso alla storia del mondo: le grandi narrazioni che nell’Ottocento e del Novecento avevano proposto “leggi storiche” e “fini ultimi” sono saltate.

Oggi non ci sentiamo piu portati avanti dall’onda del progresso, non sappiamo dove stiamo andando, ci vediamo immersi nel regno della contingenza, dell’incertezza. (…)
Siamo meno sicuri delle ragioni del bene e del male.
O meglio, della dicotomia tra buoni e cattivi.
La coscienza civile del mondo nato dalla Seconda guerra mondiale si era fondata su questo assioma: che avesse vinto la parte che aveva ragione, e che essa avesse ragione perche’ portatrice di civilta’ contro la barbarie.
Col tempo ci si e’ resi conto che c’erano ombre anche dove sembrava esserci solo luce.
Sembra che abbiamo introiettato a tal punto l’immodificabilita’ del presente che l’unica alternativa immaginabile non e’ un mondo diverso collocato in un altrove o in futuro piu o meno lontano, ma in un tempo che non c’e’ piu’.
Il passato ormai viene setacciato non alla ricerca del senso profondo della storia, e neppure di segni speranza rimasti inespressi, ma di incubi incapsulati nella linea del tempo, prefigurazioni di un futuro ancora peggiore di quello che ci vediamo di fronte…

Alessandro Casellato, su Carta del 26 febbraio 2010

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