Paranoia e delirio a Yerushalayim

Incontro con Moni Ovadia e gli autori di “Su Gerusalemme. Strategie per il controllo dello spazio urbano”

GERUSALEMME-Gerusalemme città della paranoia, Gerusalemme città delle contraddizioni. Come ricorda Ovadia: “Si può uccidere per troppo amore, che diventa odio: quello che sta uccidendo la città”. La serata di presentazione del libro tenutasi a Roma il 5 Dicembre, nella cornice del Maranega a Campo de Fiori, è stata un’occasione per approfondire e discutere i vari temi del conflitto israelo-palestinese, di cui Yerushalayim (per gli ebrei) -Al Quds (per gli arabi) – rappresenta ancora il cuore. In particolare, con la curatrice Claudia De Martino e alcuni dei molti autori del libro, si è parlato di governo del territorio come una delle principali armi della guerra “a bassa intensità” che Israele mette in campo da decenni per determinare il suo predominio su una città che, in base al diritto internazionale, dovrebbe invece essere patrimonio dell’umanità tutta e ricadere quindi sotto l’autorità delle (purtroppo latitanti e impotenti) Nazioni Unite.

Con Moni Ovadia
Con Moni Ovadia

Il sottoscritto ha visto varie volte e da varie angolature questo luogo nominalmente eretto al titolo di “santo”, centro di una terra che non fa altro che vivere e produrre contraddizioni stridenti. Non scorderò mai l’odore di odio che ho sentito il primo giorno che misi piede nella città antica, cinta dalle imponenti mura di Solimano, quando a ora di pranzo il suono di spari e granate mi accolse all’ingresso del Muro del Pianto (anche detto Western Wall, uno dei tre principali “luoghi santi”). Era un venerdì mattina di consueta tensione, dopo la predica del muezzin; l’esplosione di rabbia dei ragazzini palestinesi si veicolava in lanci di pietre a cui i soldati israeliani tranquillamente rispondevano sparando ad altezza d’uomo, nell’indifferenza dei passanti.

Ma la vera guerra, quella di cui si parla in questo libro, è appunto quella che investe gli aspetti demografici,  le pratiche urbanistiche municipali e i servizi sociali, articolandosi in politiche che mirano all’esclusione, all’occupazione, all’apartheid. Ancor più pervasiva è l’opera del mito nazional-religioso, l’artefatta corrispondenza tra luogo e identità di un solo popolo, la cancellazione dai libri e dai musei delle testimonianze di ogni altra traccia impressa dai popoli che hanno plasmato il volto reale di Gerusalemme.

Ecco quindi che i paradossi da esplorare sono molteplici, e i contributi contenuti in questo testo tutti di altissimo livello. La testimonianza evocativa di Moni Ovadia dà il via ad una trattazione sfaccettata, in cui si parla della curiosa concezione dello “status quo” tra le professioni religiose, si fa un’analisi dettagliata della progettazione urbanistica, passando poi al ruolo prettamente “politico” svolto da discipline poco sospette come architettura ed archeologia, fino alla descrizione “micro” dell’opera continua di marginalizzazione dei residenti palestinesi. Di eminente interesse è la prospettiva di carattere economico, laddove – alla luce del galoppante tasso di povertà della popolazione arabo-palestinese – si afferma che in fondo “l’interesse verso l’annessione completa di Gerusalemme Est potrebbe facilmente passare in secondo piano, se la città desse a chi la vive le necessarie condizioni di sviluppo” oltre che “le opportunità di collaborazione tra gli abitanti che vi risiedono”.

La presentazione del libro presso il Caffè Maranega (photo courtesy: Enzo Le Fevre)
La presentazione del libro presso il Caffè Maranega (photo courtesy: Enzo Le Fevre)

È una storia di nemici di lunga – ma non lunghissima – data; il racconto di un posto che nessuno può reclamare come suo da generazioni e in cui tutti sono in qualche modo e tempo immigrati. Una città considerata di importanza fondamentale dai tre credi abramitici, chiamata “prostituta” dagli antichi poiché dopo trentatre assedi ogni conquistatore l’ha creduta sua e mai l’ha veramente posseduta. Capitale simbolica e non riconosciuta sia dello Stato di Israele che dell’Autorità Palestinese, contestata e combattuta. Luogo certamente unico al mondo, per le sue innumerevoli meraviglie, trasudante storia. Caleidoscopio di tutte le promesse, i deliri e le maledizioni da millenni nutriti nel genere umano dalle sue religioni.

(Pubblicato anche su Yalla Italia)

P.S.

In tanti hanno parlato di Gerusalemme, città santa, città dell’odio.
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E se stai pensando di andarci, ecco una guida che ho usato personalmente e che ti tornerà molto utile:

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