COME è cambiata la previdenza e COSA FARE per assicurarsi un futuro

il 65% dei giovani di oggi andrà in pensione con meno di mille euro.

C’è un solo modo per stare tranquilli:

La previdenza integrativa

Come affermato da Lucilla Incorvati sul Sole 24 ore del 23 febbraio scorso, L’Italia è tra i primi 30 Paesi per benessere nell’età della pensione. Ma il futuro è destinato a cambiare in fretta.

In quanto consulente previdenziale di Generali – Ina Assitalia, questo è proprio quello di cui mi occupo ogni giorno. Il mio lavoro parte dallo spiegare alle persone come l’Italia è cambiata in questi ultimi decenni. In sostanza, e lo si vede in molti ambiti, al posto del vecchio e insostenibile sistema di welfare si sta creando un modello sempre più simile a quello anglosassone. Andiamo a vedere come ciò è avvenuto, nell’ambito previdenziale:

Nei primi anni ’90 il nostro sistema pensionistico è stato profondamente modificato. I motivi principali di questi cambiamenti sono stati il progressivo aumento della durata della vita media (che determina di conseguenza un allungamento del periodo di pagamento delle pensioni) e il rallentamento della crescita economica (che causa una riduzione dell’ammontare dei contributi necessari a pagare le pensioni).

In particolare:

  • sono state innalzate sia l’età richiesta per andare in pensione sia l’anzianità contributiva minima;
  • l’importo della pensione viene collegato: a) all’ammontare dei contributi versati durante tutta la vita lavorativa e non più alle ultime retribuzioni percepite; b) alla crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL); c) alla durata media del periodo di pagamento della pensione (la cosiddetta “aspettativa di vita” al momento del pensionamento);
  • la pensione viene rivalutata unicamente sulla base dell’inflazione (cioè dell’aumento dei prezzi dei beni e dei servizi) e non più in base all’aumento delle retribuzioni che, generalmente, è più elevato.

Tali modifiche fanno sì che, nel futuro, le nuove pensioni saranno via via più basse in rapporto all’ultima retribuzione percepita (il cosiddetto “tasso di sostituzione”). E’ questa la ragione principale per cui alla previdenza obbligatoria viene affiancato il secondo pilastro del sistema: la previdenza integrativa (spesso anche detta complementare).

Avere un’idea, fin da quando si inizia a lavorare, di quanto sarà lo scarto tra ultimo stipendio e pensione statale è importante per valutare se la tua pensione potrà garantirti un tenore di vita adeguato. Al momento l’INPS e le casse professionali non sanno dirti qual è questa cifra.

Ad esempio, se sei un giovane lavoratore dipendente che entra oggi (2012) per la prima volta nel mercato del lavoro e che andrà a riposo dopo 20 anni di contributi non prima di 67 anni di età, avrà una  pensione che grosso modo sarà pari a meno della metà del suo ultimo stipendio; se invece si tratta di un lavoratore autonomo, la sua pensione sarà pari a meno di un terzo del tuo ultimo reddito da lavoro.

Aderire alla previdenza integrativa significa accantonare regolarmente una parte dei risparmi durante la vita lavorativa per ottenere una pensione che si aggiunge a quella corrisposta dagli enti di previdenza obbligatoria .

La previdenza integrativa rappresenta un’opportunità di risparmio a cui lo Stato riconosce agevolazioni fiscali di cui altre forme di risparmio non beneficiano. L’agevolazione vale anche nel caso che si effettuano versamenti a favore di familiari che sono fiscalmente a carico. La flessibilità di una pensione privata è decisamente maggiore rispetto al prelievo obbligatorio statale (che poi ci farà reddito e verrà di nuovo tassato), e consente una personalizzazione completa in base alle proprie esigenze.

È importante contribuire alla previdenza integrativa fin dall’inizio della carriera lavorativa.

Rimandare, anche di pochi anni, l’inizio dei versamenti significa ridurre l’ammontare del vitalizio percepibile in futuro.

Per saperne di più, clicca su questa foto:

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(Fonti Covip – laprevidenzacomplementare.it)

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