Il futuro delle città: disastro o resilienza?

Dopo aver discusso degli ecosistemi e delle dimensioni fondamentali dello sviluppo sostenibile passiamo ora a vedere più da vicino i trend dei luoghi dove vive la maggior parte di noi esseri umani: le città.

lagos_go_slowNel 2008 è avvenuto qualcosa di strabiliante: per la prima volta in tutta la storia umana, più della metà della popolazione mondiale viveva in città. Tale fatto è degno di nota visto che i nostri antenati homo sapiens iniziarono come raccoglitori e cacciatori nomadi. Poi, circa 10.000 anni fa, partì la vera e propria civilizzazione, con la stanzialità data dalle prime forme di agricoltura. Man mano che la terra generava un surplus di cibo, si cominciavano a sviluppare i primi agglomerati urbani. Progressivamente quindi tendeva a concentrarsi nelle città una forza lavoro che era principalmente non agricola. Le città producevano sempre più manifatture e servizi – lavorazione del cibo, industria leggera e pesante, amministrazione pubblica, riti religiosi, intrattenimento, finanza, commercio – che scambiavano con il cibo proveniente dalle campagne.

La verità è però che fino all’inizio della Rivoluzione industriale il settore agricolo non è stato in grado di produrre abbastanza per supportare vaste economie urbane. Anche se pensiamo ai grandi monumenti dell’Egitto, di Roma, di Costantinopoli o di Pechino – precedenti a quell’epoca – la fetta di popolazione che viveva nelle città era in pratica meno del 10% del totale.

Possiamo invece definire 9 caratteristiche fondamentali che contraddistinguono le città moderne:

1 – Sono densamente popolate (a partire da un minimo di 2000 persone, fino a più di 20 milioni)

2 – Ospitano prevalentemente il settore secondario e terziario. Nei paesi sviluppati, di solito, prevalgono nettamente i servizi

3 – Vi si svolgono un immenso numero di attività innovative, in luoghi come università, laboratori di ricerca e aziende.

4 – Sono centri di commercio, dove la maggior parte delle attività riguarda lo scambio di beni

5 – I centri maggiori nascono solitamente sulla costa o su fiumi che li riconnettono al commercio via mare

6 – Sono luoghi in cui la popolazione cresce velocemente

7 – Sono luoghi di grandi disuguaglianze, dove ricchi e poveri spesso vivono fianco a fianco, in scioccante prossimità

8 – Godono di enormi vantaggi ed economie di scala, laddove vi sono grandi mercati e ambiti di specializzazione

9 – Fronteggiano grandi sfide (anche dette esternalità) risultanti dai punti citati sopra. In particolare, devono avere a che fare con alti livelli di inquinamento, traffico, crimine, turbolenze politiche e potenzialmente con la facilità di trasmissione delle malattie.

Nel ventunesimo secolo, mentre l’economia mondiale continua a crescere e a svilupparsi, e mentre la produttività rurale aumenta (a meno che i cambiamenti climatici non soffochino i vantaggi acquisiti) le aree urbane di tutto il pianeta sono destinate a crescere ancora. Non si torna indietro.

Le stime confermano che nel 2030 il 60% della popolazione mondiale si troverà nelle città, ma ciò va analizzata alla luce di grandi cambiamenti nella distribuzione. Nel 1950 il 38% si trovava in Europa, dimora degli imperi coloniali che soggiogavano il resto del pianeta; i popoli europei e nord-americani totalizzavano il 53% di tutti gli abitanti delle città. Le previsioni ufficiali ci dicono invece che nel 2050, quando l’Asia e l’Africa saranno sostanzialmente urbanizzate, in Europa risiederà soltanto il 9% di tutti i “cittadini”.

E allora cosa c’è all’orizzonte? Shock ambientali sempre più violenti, che – come visto nelle lezioni precedenti – generano proprio dall’era industriale che innalzato gli stili di vita di tanta parte dell’umanità, ma con un tremendo costo per gli ecosistemi del pianeta.

2a05525ee4ac34a0e2_swm6bt9neLe città resilienti saranno quelle in grado di resistere a tali shock, che già avvengono e che stanno aumentando in frequenza. La loro produttività ed efficienza dovrà aumentare di pari passo con un miglioramento sostanziale delle infrastrutture. Dovrà esserci più inclusione sociale, che garantisca la stabilità e la fiducia necessaria al fiorire delle nuove generazioni. E dal punto di vista ambientale, già da ora, vanno fatti interventi di mitigazione (riduzione delle emissioni e in generale dell’impronta ecologica dell’uomo) e di adattamento (cioè, a seconda dell’area, dighe, argini più ampi, utilizzo più efficiente dell’acqua, ecc.).

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p.s.

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