Un giorno a Pechino

pechino 6Ecco a voi la prima pagina di questo nuovo diario Tra i programmi della mia prima visita in Asia (direzione Taiwan) non vi era certo la Cina – se non come sosta in aeroporto – poiché, come si dice lì, sono un qiong xuesheng (povero studente) e il mio biglietto super-economico prevede due aerei in due giorni per giungere a Taipei – e altri due per tornare. Ebbene, la sosta nella capitale cinese c’è stata ed è durata quasi 20 ore, ma a differenza di quanto mi avevano fatto credere non ho dovuto aspettare chiuso nel mega aeroporto tutto il tempo, dato che le clementi autorità della Repubblica Popolare mi hanno concesso un visto giornaliero.
Ho colto quindi l’occasione per un bel giretto in centro città, naturalmente facendomi fregare un sacco di soldi dal tassista – come nel più classico dei casi – e mi sono rifatto al ritorno, smadonnando e tirando fuori tutta la mia scarsa abilità col cinese per trovare la metro giusta tra le 10 esistenti (3 cambi e 4 biglietti), ma pagando così esattamente dieci volte di meno.

pechino 4C’è da dire che non essendo assolutamente preparato per una tale esperienza (la Cina), ho sofferto non solo la totale ignoranza del posto (niente guida, nessun punto info) ma soprattutto il freddo, tanto all’aeroporto (avrò dormito in tutto un’ora, girovagando tra i fast food) quanto soprattutto in città (che ha un clima quasi siberiano). Quindi dopo aver salutato il caro Timoniere in Piazza Tien An Men e dopo essermi mangiato un bel pezzo di pane dolce (non ricordo il nome), me ne sono semplicemente scappato. Mi ci sarebbe voluto un altro giorno per giungere a destinazione, nella mite Taipei.
L’impressione che ho avuto? Beh, dall’aeroporto (immenso, luccicante, ma in fondo uguale a qualunque altro nel mondo) fino al centro è tutto un rifulgere di insegne pubblicitarie, centri commerciali e gente che prova a vendere qualunque cosa (non diversamente da Taiwan, di cui vi racconterò prossimamente).

pechino 3Si scende nella metro e si trovano pubblicità invasive che neanche in Italia ci sognamo, per esempio le insegne luminose replicate all’infinito nei tunnel dove passa la metro, per produrre l’effetto di un tabellone fisso. Per le (enormi) strade, man mano che si avanza verso il centro aumentano i grattacieli, i super uffici di banche, assicurazioni e grosse multinazionali, proprio a due passi da dove Mao Tse Tung proclamò la nascita dello stato degli operai e dei contadini il 1° Ottobre 1949…
Non ho gli elementi per commentare oltre, ma di sicuro dalla sbirciatina che ho dato potrei dire che la Cina popolare promette molto di più

pechino 5

in senso capitalista che socialista. Chissà…rimando l’analisi al prossimo e più serio viaggio in questa immensa terra (o sarebbe meglio dire: continente). Ora mi aspetta Taiwan, l’isola di cui prese possesso Chiang Kai Shek per scappare dalla Rivoluzione, la piccola Cina che fin dall’inizio ha giurato fede al capitalismo – quello più estremo, in salsa americana – godendosi una feroce dittatura fino a pochi anni fa, quando è stata abolita la legge marziale e si sono formati altri partiti oltre il Kuomintang.

P.S.
Il mio libro preferito su Pechino?

E’ sicuramente l’avventurosa autobiografia di Pierre Lodi:

5 pensieri riguardo “Un giorno a Pechino

  1. Grande Andrea! Ti leggerò con piacere! Aspetto di sentire l’aria della Taiwan capitalista di Chang Kai Shek! Sarà sicuramente interessante viverla! In Paraguay tutti i cinesi che ci sono vengono da Taiwan (che cina non è). Me la immagino come un sincretismo di culture tra il capitalismo yankee consumista e le radici popolari! Come al solito… ci stiamo appiattendo in tutto il mondo!
    Suerte!

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