Citazioni da “L’industria della carità” di Valentina Furlanetto

 

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Un libro controverso, che non puoi non leggere

Il libro in questione pone sotto osservazione, per la prima volta in Italia, il variegato mondo dell’aiuto allo sviluppo e delle organizzazioni non governative italiane. L’autrice, giornalista di Radio24, ha attirato su di sé molte polemiche, ma in fin dei conti il libro torna davvero utile per rendersi conto di quanto il non profit in Italia sia scarsamente regolato e poco trasparente, ma anche della necessità che questo settore venga preso più sul serio, educando prima di tutto la gente – i donatori. Dell’autrice si può criticare l’approccio “scandalistico”  – comune un pò a tutte le uscite di chiarelettere – ma ha dalla sua il merito d’aver suscitato una discussione da cui il mondo non profit italiano può solo uscire migliore e più maturo – e magari più vicino agli (alti) standard americani. Tra le organizzazioni di cui si parla ci sono un pò tutte le più blasonate: Greenpeace, Save the children, Medici senza frontiere, Protezione civile, Croce rossa, Fairtrade, Amnesty International, Caritas, Emergency, Agire, Fondazione Veronesi, Coopi, Telethon, Vis, Airc, Aism e altre; ma si criticano anche le politiche di CSR delle multinazionali e il cause-related marketing, l’industria mafiosa dei vestiti usati e quella delle adozioni.

 

Riporto quindi una serie di citazioni importanti per comprendere il senso del libro stesso:

<<Queste pagine non intendono mettere in dubbio l’impegno di centinaia di oneste associazioni e di migliaia di volontari, né screditare le molte ong e onlus che conoscete, tantomeno vogliono sbeffeggiare la vostra (nostra) generosità (…) Chiedere maggiore trasparenza ed efficienza va a vantaggio del non profit, se è vero quello che riporta un sondaggio Ipsos: fra chi dichiara di non aver fatto nessuna donazione, sei du dieci donerebbero se avessero una maggiore fiducia nella reale distribuzione dei soldi.>>

<<Non lo dicono, non si deve sapere. Ad esempio, non si parla volentieri del fatto che, se in principio erano i funzionari Onu e delle agenzie collegate a essere famosi per i lauti stipendi, i bonus, i privilegi e i benefit, oggi i grandi enti hanno fatto scuola e hanno contagiato anche le ong.>>

<<A che le chiede come partire per l’Africa per “fare del bene” Silvana risponde con stizza. “C’è un atteggiamento razzista in una frase del genere, perché ci si pone con superiorità verso queste persone. Bisogna essere efficienti, non caritatevoli.” >>

<<“In Ciad per l’Unicef mi pagavano 5000 dollari al mese, più altri 5000 di rimborso spese: 10.000 dollari netti al mese per non ottenere nessun risultato (…) Alla fine penso che la differenza, come in tutti i campi, la facciano le persone. Siamo sempre noi che decidiamo di tenere pulito, o no, il giardino.”>>

<<“Il circo umanitario è affollato di persone giovani e sole in cerca di emozioni. Ho visto molti che sono caduti in esaurimento nervoso per troppi eccessi: eccesso di lavoro, eccesso di droghe, di gioco d’azzardo. Sono tutti in cerca di amici, tutti in cerca di sesso. Le feste sono una cosa bella, intendiamoci, ma a lungo questa vita assurda, estrema, può creare degli squilibri.”>>

<<Enrico (…) è passato al profit dopo anni nel non profit, da cui è uscito letteralmente “disgustato”.”Credo che troppe cose non vadano” dice, “la principale è che nella cooperazione, pubblica o privata, non c’è efficienza”.>>

<<“Comunque in genere è sempre meglio coinvolgere la popolazione locale, responsabilizzarla. Ad esempio, nella costruzione di una struttura chiedere loro un contributo di almeno il 30 per cento. Se loro contribuiscono, anche in piccola parte, sono portati ad interessarsi e a prendersi cura del progetto, altrimenti se si regala loro una cosa (che magari neppure serviva), questa rimane lì e spesso va in rovina senza che nessuno la utilizzi. Oppure viene usata da personaggi senza scrupoli locali per farci la cresta.”>>

<<“Se l’emergenza rimane tale per quarant’anni, come nel Sahel, c’è qualcosa che non va.”>>

<< (All’Aquila) “La solidarietà degli italiani è stata grandissima. Nei campi arrivava di tutto e di più. Ti riempivano di cose, vestiti, roba da mangiare. Ma l’atteggiamento dei funzionari della Protezione civile era da occupazione del territorio. Se ti rimettevi a loro ti mostravano il volto buono. Altrimenti no. Tutti i funzionari ci accoglievano con il sorriso ed erano comprensivi, fino a quando non ci si ribellava, non si diventava persone. Era un sistema, un metodo. C’era poi questa idea distorta del dono. Veniva instillata l’idea che fosse tutto donato dall’alto. Invece essere assistiti era un nostro diritto perché abbiamo pagato le tasse, abbiamo alimentato uno Stato che quando c’è bisogno deve aiutarti, non ti sta facendo un favore”>>

<<Se si è interessati a finanziare un’associazione (piccola o grande che sia), invece che farsi incantare da foto di bambini e tramonti africani, vale la pensa passare un pò di tempo sui numeri. D’altra parte è grazie ai numeri, non grazie ai tramonti che si aiutano concretamente le persone.>>

<<Negli USA esiste uno strumento su internet, il Charity Navigator, che mappa tutte le onlus e ne pubblica i conti. La piattaforma, che ha come scopo quello di promuovere un mercato della filantropia più efficiente, valuta la “salute” finanziaria degli oltre 5500 maggiori enti di beneficienza degli Stati Uniti: a ognuno è assegnato un punteggio globale, che va da zero a quattro stelle. (…) In Italia, invece…>>

 

E’ interessante notare che la reazione di molti “insiders” del settore è stata prettamente difensiva, criticando l’intero impianto del libro e chiedendosi se il vero intento dellla Furlanetto non sia stato semplicemente quello di screditare chi aiuta il prossimo. Una critica circostanziata, relativa alla descrizione semplicistica fatta nel libro del ruolo del fundraiser, l’ho trovata qui.

Qui c’è un interessante articolo (in inglese) che tratta lo stesso argomento con riferimento ai fondi europei e alle ONG che operano con le comunità ROM: Why I quit my NGO

Altri libri consigliati su argomenti simili:

 




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4 pensieri riguardo “Citazioni da “L’industria della carità” di Valentina Furlanetto

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