Il settore privato e il futuro dell’acqua

Quello che segue è un breve estratto dal quarto capitolo (“La sfida dello sviluppo sostenibile”) della mia tesi magistrale sull’agenda ONU per lo sviluppo post-2015:

IMG_20131217_222841Con il tempo sono cresciute sia la consapevolezza che è sempre più necessario conciliare il business con le istanze ambientali e sociali, sia la convinzione che questo cambiamento produca un valore sostenibile condiviso. Le imprese che adottano questo punto di vista sono impegnate in una transizione dall’ottica del breve termine – prevalente negli ultimi decenni – ad un orientamento di medio – lungo periodo, all’interno del quale gli investimenti in sostenibilità sono un impegno importante oggi per costruire vantaggio competitivo stabile nel tempo e capace di resistere alle crisi ricorrenti nell’epoca del capitalismo finanziario . In sostanza, le imprese private cercano di promuoversi agli occhi della società non solo come organizzazioni dedite alla ricerca del profitto, ma sempre più aspirano a guadagnarsi una reputazione di “socialmente responsabili”.[1]

In questa sede, piuttosto che il dibattito teorico sul concetto di CSR, è interessante analizzare l’impatto del settore privato sul raggiungimento degli MDGs e in particolare il contributo diretto dei settori della green economy al perseguimento del settimo Obiettivo del Millennio (sostenibilità ambientale). Una riflessione a tal proposito deve toccare la questione dell’acqua, una delle risorse più preziose sulla cui conservazione e gestione efficiente si gioca il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. In effetti, il settore privato rappresenta la maggior parte del consumo globale di acqua, all’interno delle filiere agricole e industriali. Si potrebbe sostenere che il raggiungimento di tali obiettivi senza il coinvolgimento e il sostegno diretto delle imprese sarebbe quasi impossibile. Molti operatori condividono l’interesse a realizzare una gestione dell’acqua più sostenibile rispetto ai modelli attuali, in quanto vi è una crescente consapevolezza all’interno di aziende che lavorare su tale obiettivo è forse la strategia più sensata a lungo termine per affrontare i rischi per i propri affari legati alla disponibilità di acqua. Nella misura in cui un obiettivo specifico riguardante la gestione dell’acqua sarà incluso nell’agenda per lo sviluppo post-2015, questa prospettiva allargata susciterà probabilmente ancora maggiore interesse nelle aziende private del settore. Se si guarda agli MDGs, tale coinvolgimento è stato limitato dal fatto che, per quanto riguarda l’acqua, si è posto l’accento sull’accesso di base ad essa e ai servizi sanitari per soddisfare bisogni umani fondamentali, con una ricaduta solo marginale su potenziali sbocchi commerciali. Tuttavia, l’attuale consultazione globale sotto l’egida dell’ONU sulla gestione dell’acqua nel mondo post-2015 è andata oltre la definizione di obiettivi politici in materia di accesso sicuro all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari (spesso racchiusi nell’acronimo WASH – access to clean water, sanitation and hygiene). Si sono infatti aggiunti obiettivi in materia di gestione delle risorse idriche e delle acque reflue, così come sulla qualità delle acque in generale. Il raggiungimento di target associati a questi ultimi due aspetti di per sé richiederà l’impegno e la collaborazione tra tutti i segmenti della società.

Il perseguimento dell’efficienza richiede la definizione di incentivi forti e chiari, da cui si deduce l’inevitabile necessità del coinvolgimento dei privati in quest’ambito. Le aziende stesse riconoscono sempre di più che la crisi idrica globale rappresenta una questione di cui il mondo degli affari deve occuparsi e su cui iniziare ad agire, come parti di un processo che include vari portatori d’interesse (stakeholders). La coscienza di una crisi idrica globale è cresciuta negli ultimi dieci anni, man mano che la scarsità d’acqua diventava più evidente in molte parti del mondo. Negli ultimi due anni, l’acqua è stata tra i primi cinque rischi sociali individuati dal Forum economico mondiale (in termini sia di probabilità che di gravità). Ciò significa che molti manager alla guida delle più grandi imprese mondiali riconoscono che la scarsità d’acqua è un rischio per le loro aziende. Tale consapevolezza si è ormai diffusa ai piani più alti e non solo tra pochi illuminati amministratori delegati di imprese di media grandezza. Il concetto che guida la riflessione globale è ancora quello di sicurezza idrica (water security), termine generico che può significare diverse cose per molte persone. Tuttavia, una sua componente fondamentale è la nozione che la domanda a lungo termine deve essere in equilibrio con un’offerta affidabile e sostenibile. Un tale equilibrio è fondamentale per la redditività a lungo termine delle imprese, e rende abbastanza convincente la prospettiva di un poter generare profitti. Gli obiettivi WASH sono la cornice utile per affrontare un’equa distribuzione della fornitura fra i vari impieghi sociali e le strutture di governance partecipativa  devono essere i meccanismi che garantiscono che tutte le voci siano ascoltate all’interno di un processo decisionale democratico. Difatti, gli obiettivi di efficienza idrica e i target sul trattamento e / o riutilizzo delle acque reflue (civili e industriali) hanno tutti in sostanza a che fare con la necessità di affrontare sia il lato della domanda che quello dell’offerta dell’equazione di bilancio dell’acqua. [2]


[1] Cfr. Pavesi “Responsabilità sociale d’impresa: creare valore sostenibile e condiviso”, 30 maggio 2012, buone notizie.it.

[2] Cfr. Morrison “Can Business help achieve water sustainability goals beyond 2015?”, 19 giugno 2013, greenbiz.com.

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