Analfabetismo: Paralisi e cura per l’Italia

In occasione della Giornata mondiale della Lingua madre indetta dall’UNESCO, ho avuto opportunità di condividere le mie conoscenze in materia di insegnamento dell’italiano come lingua seconda, assieme ai docenti della Rete Scuole Migranti del Lazio.

Qui di seguito condivido la recente petizione redatta da importanti personalità del mondo educativo ed accademico, la quale attacca uno degli aspetti maggiormente critici del sistema italiano di integrazione, cioè la carenza di una degna offerta formativa per gli adulti con diverse forme di analfabetismo che, autoctoni o allogeni, vivono nel nostro Paese. Difatti, su 24 paesi, l’Italia è ultima nelle competenze alfabetiche. L’indagine PIAAC-OCSE individua 5 livelli.
Il 5,6% degli italiani si trova al di sotto del livello 1, sono quindi circa 3 milioni le persone completamente analfabete nel nostro paese. Il 64% (circa 37.000.000) si colloca tra il livello 1 e il livello 2.
Le competenze minime per vivere e lavorare nel XXI secolo si possiedono solo se si raggiunge il livello 3.

Personalmente, ho firmato la petizione perché ritengo la rinnovata lotta all’analfabetismo un tassello fondamentale per lo sviluppo umano del nostro Paese, il quale -inoltre – deve muoversi verso un modello di società effettivamente interculturale, in cui i cittadini stranieri che hanno deciso di stabilirvisi possano concorrere, con stessi diritti e doveri, al bene comune:

analfabetismo-funzionale-ITALIA– al Ministro dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
– al Ministro dell’Integrazione

e per conoscenza:
– alle autorità italiane ed europee che hanno responsabilità nell’ambito dell’alfabetizzazione degli adulti
– alle persone, comunità e organizzazioni interessate alla tutela dei diritti umani

L’indagine internazionale PIAAC-OCSE (08.10.2013) realizzata in 24 paesi colloca l’Italia all’ultimo posto nella graduatoria delle competenze alfabetiche della popolazione tra i 16 e i 65 anni. Il 5,6% degli italiani (circa 3.000.000 di persone) è al di sotto del livello 1, cioè non raggiunge o non supera la lettura e la comprensione della singola parola.
Oltre a coloro che sono italiani e figli di italiani, fra gli stranieri (sia adolescenti che adulti), ve ne sono alcuni che non sono in grado di leggere e scrivere né la propria lingua madre né la lingua del paese nel quale sono emigrati, altri sono debolmente alfabetizzati in una lingua con un alfabeto che spesso ha caratteri diversi da quelli latini, altri sono in grado di riconoscere lettere, parole e più raramente semplicissime frasi in italiano (si trovano cioè a stadi diversi di semi analfabetismo) ma queste competenze non sono sufficienti per affrontare i compiti di lettura e scrittura che la vita quotidiana richiede, anche quando la competenza orale è discreta.
Il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (Consiglio d’Europa, 2001) considera l’acquisizione delle competenze alfabetiche come prerequisito già posseduto; necessita dunque di una consistente integrazione al di sotto del livello A1 per quanto riguarda le competenze di lettura e scrittura strumentali.
A livello istituzionale la voce “adulti analfabeti” quali risorse riceve in Italia? Quanti insegnanti, quali e quanti percorsi, quante ore, quante classi, quale ricerca, quale formazione, quali materiali didattici? Manca una letteratura sui livelli, sui tempi e sulle problematiche di chi si trova a dover imparare l’italiano come L2 a partire da una situazione di analfabetismo.
In diverse città si sono verificate talvolta situazioni di vera e propria esclusione istituzionale, ed è stato impedito agli analfabeti l’accesso ad un percorso formativo. Anche là dove non si verifica un’ostilità esplicita, a volte si registrano situazioni di “parcheggio” che, non fornendo strumenti adeguati, conducono le persone all’abbandono dei corsi. Coloro che hanno ricevuto pochissime o nessuna opportunità di istruzione dovrebbero ricevere, secondo l’articolo 3 della Costituzione, maggiori opportunità e risorse.
Non essere in grado di leggere e scrivere significa dover dipendere da altri per molte operazioni quotidiane, e quindi perdere la propria autonomia di adulti per il soddisfacimento dei bisogni elementari: iscrivere un figlio a scuola e seguirne il percorso, pagare il ticket di una visita medica e comprendere le istruzioni relative ai farmaci, acquistare un biglietto per il trasporto pubblico da una macchinetta. Vivere in una comunità, valutarne le scelte, eleggere coloro che la governeranno, poter utilizzare la lettura e la scrittura per la crescita ed il benessere proprio e altrui sono azioni altrettanto essenziali alla vita di un adulto.
Nel non occuparci tempestivamente di questa emergenza, mettiamo in pericolo l’intero paese. L’ Australia e gli Stati Uniti hanno calcolato che mantenere nell’analfabetismo fasce consistenti della popolazione adulta, oltre ad incidere in modo profondamente negativo sul benessere della vita sociale, ha un costo elevatissimo soprattutto nel settore sanitario e in quello occupazionale.
Sono due le situazioni dell’istruzione degli adulti che sono in conflitto con l’articolo 26 della dichiarazione dei diritti dell’uomo. La prima riguarda l’acquisizione del titolo di studio minimo. Il DPR 4.10.2012 considera come primo gradino dell’istruzione degli adulti l’ottenimento della licenza media, ignorando quasi completamente il percorso di alfabetizzazione che la deve precedere. La seconda situazione riguarda l’ottenimento del livello A2 di conoscenza della lingua italiana (obbligatorio per il soggiorno di un migrante). Nelle nuove linee guida per i CPIA non si considera la situazione di partenza degli studenti: sono indicate 200 ore sia per il plurilaureato che per l’analfabeta, e sappiamo bene che “non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra diseguali”.

Chiediamo quindi al Governo italiano, e in particolare:
al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza
al Ministro dell’Integrazione Cècile Kyenge
i seguenti impegni nell’ambito dell’istruzione degli adulti :

1. Diffondere a livello capillare su tutto il territorio nazionale le opportunità formative per gli adulti, in particolare i corsi di alfabetizzazione e di italiano L2 all’interno di un sistema di apprendimento permanente che realizzi le raccomandazioni europee relative al lifelong learning

2. Aumentare il numero dei docenti alfabetizzatori e insegnanti di italiano L2 (potenziandone la formazione) affinché possano rispondere alle esigenze di alfabetizzazione che attualmente non trovano risposte istituzionali, e affinché possano occuparsi stabilmente delle esigenze formative delle quali si sta occupando in modo estemporaneo il volontariato, da coinvolgere positivamente in supporto all’offerta pubblica e non in alternativa ad essa

3. Definire in modo condiviso a livello nazionale livelli di alfabetizzazione al di sotto del livello A1 del Quadro Comune Europeo con descrittori che permettano:
– l’individuazione di tutto il percorso graduale delle abilità e delle competenze necessarie per
passare dalla situazione di analfabetismo totale ad una competenza alfabetica strumentale
prima e funzionale poi
– la creazione di percorsi istituzionali relativi alle competenze alfanumeriche inferiori alla
licenza media
– la predisposizione di risorse, pacchetti orari e formazione docenti adeguati
– la certificazione dei livelli di alfabetizzazione raggiunti
– la trasparenza e l’efficacia dell’ente formatore

4. Rivedere l’attuale legislazione interministeriale sull’integrazione (decreto 04.06.2010; DPR 179 14.09.2011) attualmente in vigore, elaborando proposte normative che mirino ad un incremento della competenza comunicativa dei migranti in lingua italiana e che favoriscano un’interazione interculturale che arricchisca il benessere della vita e delle relazioni per l’intera comunità nazionale, nell’ottica di un percorso finalizzato alla piena cittadinanza

5. Potenziare il raccordo tra le Università e i Centri per l’istruzione degli adulti, favorendo la ricerca sul tema e la condivisione delle buone prassi, anche con appuntamenti costanti per l’approfondimento e lo scambio attraverso seminari nazionali e regionali in rete

6. Creare opportunità complementari al sistema scolastico che aiutino la popolazione non alfabetizzata (sia migrante che autoctona) ad uscire dalla condizione invalidante dell’analfabetismo: biblioteche con supporti specifici per la lettura di coloro che sono debolmente alfabetizzati, programmi televisivi dedicati, siti e app creati specificamente per l’alfabetizzazione degli adulti

Reggio Emilia, 05.09.2013 ( aggiornamento con i dati dell’indagine PIAAC OCSE : 17.10.2013)
Versione ridotta per la firma on line: Il testo integrale dell’appello è consultabile all’indirizzo:
http://www.italianoperme.it

Firma la petizione QUI

P.S.

Come combattere invece l’analfabetismo scientifico?

 

Guida alla Scienza per (quasi) Tutti
Contro l’analfabetismo matematico e scientifico in Italia
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Un pensiero riguardo “Analfabetismo: Paralisi e cura per l’Italia

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