Il cammino verso me stesso

Recensione di Un altro giro di giostra, di Tiziano Terzani

wpid-dsc_03282.jpg.jpegUn raro concentrato di saggezza, denso di stimoli e spunti di riflessione. Un libro in cui T.T., o Anam, parla ancora una volta di un viaggio – l’ultimo, il più importante. Ho avuto la meravigliosa possibilità di leggerlo a dieci anni da quando il grande scrittore “ha lasciato il corpo”, e dopo aver goduto delle riflessioni – altra faccia della medaglia proprio rispetto a  questo “altro giro di giostra” – contenute nei diari da poco pubblicati, e della visita di Angela, sua compagna di vita, nella mia Gaeta.

Terzani è scrittore ormai ampiamente popolare, conosciuto soprattutto per la sua lunga carriera giornalistica in Asia o per la sua battaglia pacifista degli ultimi anni. Personalmente, consiglio di leggere tutto quello che ha scritto. Spesso lo si ricorda per Un indovino mi disse, erroneamente considerato il suo capolavoro e testo-simbolo, solo perché è stato con quel libro che più di vent’anni fa effettivamente esplose, conquistando il grande pubblico e iniziando a dominare gli scaffali di letteratura di viaggio. Quello è stato di fatti il libro che lo ha fatto conoscere anche a me, ma posso oramai dire senza ombra di dubbio che – per quello che la mia opinione vale – è Un altro giro di giostra il testo fondamentale, il compendio perfetto di quanto nella sua vita Terzani ha imparato, quello in cui si affrontano tutte le domande decisive – e, tra quelle, la suprema: ‘Io chi sono?’.

Una collezione di ricerche, accomunate dal concetto di cura; riflessioni che partono dalla scoperta di avere un cancro, e che fanno del cancro un amico, un mezzo, una scusa per scoprirsi, per incontrare maestri eccezionali, e infine realizzare che ognuno porta dentro di sé il problema e la soluzione, che non c’è bisogno di viaggiare fisicamente per capire ciò che c’è da capire, che tra filosofie orientali e scienza occidentale non c’è veramente contraddizione. Tutto ciò guida la conquista, o la conferma, di altre consapevolezze – come, ad esempio, quella che il consumismo globalizzato e il “progresso” guidato esclusivamente dalla ratio economica sono processi distruttivi dell’uomo, delle sue società e del mondo stesso in cui vive; oppure che, essendo fallito il marxismo e tutte le rivoluzioni che hanno provato a cambiare “fuori”, l’unica vera rivoluzione possibile e auspicabile è quella interiore, spirituale, non violenta (e in ciò pur sempre anti-capitalista).

In fondo è comunque un racconto, non certo un saggio. Forse, ancor di più rappresenta la confidenza di un amico che ha vissuto intensamente, in prima persona, e mettendosi continuamente in discussione. Una fulgida testimonianza di immensa curiosità, e di altrettanta, rigorosa, autonomia di pensiero. Una spinta al cammino spirituale, alla ricerca della pace e del vero benessere, al ridimensionamento dell’ego, della vanità e del dominio dell’apparire.

Il suo valore è in tutte queste cose, e in tutte le tante altre che ognuno vi può trovare. Potrà sembrare semplicistico e adulatorio, ma alla fine (e anche all’inizio, e nel mezzo) viene solo da dire:

Grazie, per avermi cambiato la vita.

P.S.

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