Risate e avventure sulla via per Santiago

Recensione di “Vado a fare 2 passi” di Hape Kerkeling

Un classico del 2001 che ha raccontato in maniera divertente la grande sfida del Cammino di Santiago
Un classico del 2001 che ha raccontato in maniera divertente la grande sfida del Cammino di Santiago

Fare (o vagheggiare) il Cammino di Santiago è negli ultimi anni sempre di più una moda.

Questo tuttavia non toglie un briciolo del fascino a quest’esperienza che tutti quelli che l’hanno provata giudicano magnifica.

Questo Cammino è duro e meraviglioso. E’ una sfida e un invito. Ti distrugge e ti svuota. E poi ti ricostruisce. Dalle fondamenta.

Kerkeling andò alla scoperta dei segreti del Cammino di Compostela nel 2001, quando c’era meno tecnologia e magari farsi un mese e mezzo a piedi per la Spagna era ancora una cosa un po’ strana.

Il suo diario di viaggio si distingue da tutti gli altri libri e documentari sull’argomento perché Kerkeling è un comico.

Ok, la sua è comicità tedesca, niente di che, ma contribuisce a rendere simpatico e leggero tutto il racconto.

Riflessione del giorno: ridere è la migliore medicina… e basta!

Ma per fortuna non finisce qui.

Ci sono anche profondità, introspezione e riflessioni spirituali per nulla banali.

Questi sono esattamente gli ingredienti che non possono mancare in un pellegrinaggio, in una lunga camminata, in un percorso del genere.

Lo raccontavo nel 2015 quando ho percorso un pezzo di Via della Costa: lo puoi fare con gli amici, ed è bellissimo. Tuttavia quando cammini è come se fossi sempre solo.

Personalmente, non ho ancora progettato di fare il Cammino verso Santiago.. in questi anni mi accontento delle vie italiane, che comunque a quel percorso sono connesse (perché tutte portano a Roma).

Ho ascoltato i racconti di diversi amici, ho visto film, documentari, raccolto informazioni. Preparato la mente, e le gambe.

So che da uomo è più facile, vagare per città e boschi. Ma so anche che non tutti sono portati per questo tipo di esperienza.

Non è più esclusiva di “alternativi” o di religiosi. E’ però qualcosa che richiede preparazione, e volontà di affrontare l’ignoto – almeno in parte.

Anche se il percorso spagnolo ormai è accessibilissimo, per via dei costi minori, della tradizione condivisa dalla popolazione locale, della tanta assistenza cresciuta attorno a questo “bel” business.

Quello che tutti possono provare, una volta iniziato quel (o anche un qualsiasi altro) Cammino, è che dopo aver preso un certo ritmo, non si riesce quasi più a smettere.

Il corpo ti fa notare in maniera PALESE i suoi limiti, magari ti costringe a restare in ostello (o in albergo) perché l’hai tirato troppo.

Ma è soprattutto la mente, l’immersione nella natura e nella solitudine, che segna.

Condivido con l’autore l’idea che per noi occidentali che abbiamo perso ogni forma di spiritualità questo rappresenta una sorta di rito d’iniziazione.

Penso veramente che aiuti.

Perché mentre avanzi, presto o tardi succede: ti ritrovi in uno stato meditativo.

In realtà non pensi, la mente è vuota e percepisci tempo e spazio in maniera incredibilmente distaccata.

Anche solo per provare questa esperienza, vale la pena provare.

Magari non c’è bisogno di prendersi uno o due mesi di ferie, ma sicuramente poterlo fare anche solo per 3 giorni di seguito ha un impatto straordinario sul resto della nostra vita.

E mi fermo qui.

Sta a te scoprire – in prima persona – cosa significa.

Leggere “Vado a fare due passi” ti può certamente dare un punto di vista interessante, ed “educarti” anche un bel po’, ma non sostituirà l’esperienza.

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