Addio al comunismo, una volta per tutte

Recensione di “Buonanotte Signor Lenin” di Tiziano Terzani, tributo e necrologio del socialismo reale.

1992.

Avevo 6 anni, quindi non posso ricordare molto di quei tempi, ma so bene che la mia infanzia corrisponde a un periodo turbolento in cui tramontava definitivamente l’epoca del socialismo reale.

Ricordo però che le cartine geografiche delle elementari riportavano ancora la misteriosa chiazza marrone chiamata “URSS” al posto di quella che sapevo essere la Russia, piuttosto che il Caucaso e gli altri nuovi stati della CSI.

Questo libro è fantastico perché mi riporta indietro a quegli anni in cui il mio cervello era ancora immaturo e la mia coscienza ignara, e non potevo cogliere la portata di quello che stava accadendo.

Certo, dico che è fantastico perché sono fissato con Terzani, come ti puoi accorgere tranquillamente dando un’occhiata al resto di questo blog.

Ma lo dico anche perché, come i migliori racconti di Tiziano, questo è in primis un diario di viaggio. E in mezzo c’è la sua storia personale, la sua ricerca di una vita, e le premesse di quello che seguì negli anni 90.

Queste pagine sono il definitivo addio all’idea comunista.

Sono pagine in cui una volta per tutte Terzani stesso, e tutto il mondo progressista di casa nostra, apre gli occhi e dice: cazzo, ci eravamo veramente illusi.

Sono pagine che narrano “il grande spreco”. L’apparente follia di 70 anni e milioni di vite buttate per trasformare le sorti dell’umanità, culminate in un aborto – o meglio, il suicidio da parte del Partito Comunista sotto Gorbacev.

Il marxismo-leninismo era diventata semplicemente un’altra religione, e nel 1991 iniziava a fare posto ai fantasmi medievali che pretendeva di aver represso per sempre.

Il “marxismo-leninismo”, termine caro a Stalin, come religione… un concetto che ho sentito spesso, ma che ho cominciato a credere reale quando mi venne ripetuto proprio da un cinese, mio coinquilino a Beer Sheva nel 2010.

Certo, io sono nato e cresciuto nell’Italia berlusconiana che tacciava di “comunismo” un po’ chiunque, un po’ a caso. Ho avuto fin dall’adolescenza amici “compagni” di vario tipo, trotzkisti, anarchici, rifondaroli e stalinisti ecc. ecc., ma non penso che potrò mai capire cosa significava davvero vivere nel mondo socialista.

Un mondo paranoico e fascista, in cui ogni muro “aveva orecchie” come raccontatomi a sua volta negli anni da una signora rumena che aveva lavorato per mio padre, e poi da un’amica cresciuta in Vietnam.

La propaganda anti-sovietica mi è sempre sembrata troppo crudele e troppo in mala fede, troppo “americana” e impegnata a nascondere gli altrettanto grandi difetti del nostro caro mondo capitalista. Ma alla fine tutto ha in realtà a che fare con la psicologia e gli innati desideri dell’essere umano.

Lo spirito commerciale si può reprimere e disincentivare, fino ad ottenere generazioni nuove di gente senza creatività e senza voglia di sbattersi per nulla. Perché – sempre secondo la religione – “la capacità produttiva della società è tale da sfamare tutti senza che nessuno lavori più di 4 ore al giorno”. Bell’idea, trasformatasi nel delirio di massa di povertà autoimposta da parte di quella che per qualche decennio è stata una buona metà del mondo.

Ma bando alle dispute ideologiche del secolo scorso… Il valore della ricerca di Terzani sta anche nell’aver rivelato già allora l’ascesa dell’islam fondamentalista in ogni luogo dove cadeva il comunismo.

Un pericolo per la libertà di TUTTI noi esseri umani, ben più grande di qualunque “mostruosa” politica socialista.

Terzani partì dalla Siberia e man mano che si avvicinava alla Siberia notava sempre di più questo preoccupante fenomeno, all’origine del cancro del terrorismo in cui viviamo noi oggi nel 2016.

Ma non solo. Nel vuoto degli ideali creatosi dopo l’ammissione di fallimento da parte del sistema e della sua gente, c’era anche un’altra affascinante forma di anarchia che emergeva.

Era il risorgere del capitalismo nella sua forma più selvaggia, nella forma di mafiosi e parassiti travestiti da commercianti. I nuovi padroni dell’impero russo, fin da allora.

Ma non finisce qui.

Il bello, come tutti i racconti di Terzani tra gli anni 70 e 80 dai paesi asiatici che avevano applicato il cosiddetto “socialismo reale” – e in particolare la ferita aperta della Cina che lo aveva processato ed espulso – è che ci si ritrova anche il percorso di dolorosa consapevolezza e di vero e proprio trauma che seguì al “risveglio”.

Come fu per Terzani, lo stesso processo avvenne anche per tanti altri progressisti occidentali e non, e continua ad avvenire per tanti ragazzi che crescono “rivoluzionari”, col bisogno di credere in qualcosa, con la volontà di non accettare una società ordinata solo in base al “denaro”, con esempi disastrosi di imprenditorialità che tutto fanno tranne che promuovere la cultura uscita vincitrice nel Novecento: il liberismo politico e il liberalismo politico.

Vedere il fallimento avvenire sotto i propri occhi, da testimone ravvicinato e in prima persona, è stato probabilmente il punto di origine della depressione che ha segnato Terzani dagli anni 80 in poi, e che anche nei suoi fantastici viaggi alla fine della vita, tra pacifismo e saggezza orientale – a quanto pare – mai più lo abbandonò, causandogli anche il cancro che nel 2004 lo portò via da questa terra.

“Buonanotte Signor Lenin” è grande proprio perché riconosce una volta per tutte questo fallimento, la follia totalitaria e l’inganno fatto sistema da Stalin, e tutti gli errori che l’ingegneria sociale bolscevica ha generato.

Ma è anche un bellissimo e triste tributo ai tanti individui, comunisti, che diedero la vita per gli ideali di uguaglianza e prosperità condivisa, per l’antifascismo, per un mondo semplicemente migliore.

Traditi e spesso pugnalati alle spalle dai “compagni”.

Le statue di Lenin nel 1991 e 1992 venivano buttate giù.

Ma quanti di noi, o dei nostri genitori, rimpiangono la guerra fredda ogni mattina quando sentono le news dell’ennesimo attentato islamista?

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