Lettera a New York

Il meglio di una settimana nella “capitale del mondo” tra meraviglie, curiosità e storie STRABILIANTI

Note:

  • In questo blog sono presenti link affiliati, cioè collegamenti a prodotti che ho utilizzato e aziende di fiducia che mi sento di consigliare. Bada bene: se deciderai di seguire i miei consigli, io guadagnerò una cifra striminzita e tu non solo NON perderai nulla, ma potrai a tua volta VANTARTI coi tuoi amici di aver fatto una scelta intelligente, perché te l’ha detto uno che sa quello di cui parla 😉
    • Questa è la soundtrack che ti consiglio di mettere su mentre leggi (aggratis). Se ti va puoi aggiungere altri pezzi tu, basta che siano a tema NY

Cara New York,

fin dall’arrivo a Manhattan ci hai avvolti con i tuoi inquietanti grattacieli e le tue strade ben ordinate.

Tanto per iniziare, qui da te non ci si può perdere.

Chi ti ha progettato ci ha pensato bene.

Non è come a Genova qua, vicoli non ce ne sono proprio.

Solo grandi viali numerati, uno dopo l’altro.

Altra cosa che si nota subito è che tutto qui da te costa… (relativamente) tanto.

Sono passati i tempi in cui il cambio euro-dollaro ci favoriva, e ora si “subisce” l’alto standard della vita locale.


Ma QUANTO costa?

E visto che ci siamo, togliamoci subito il peso e facciamo una piccola parentesi per rispondere alla domanda che mi fanno tutti: no, New York non costa tanto.

O perlomeno, il viaggio può costare anche relativamente poco, se ci si organizza prima. Io e Paola ad esempio prenotando con 6 mesi d’anticipo abbiamo pagato non più di 450€ per l’aereo a testa e 100€ a notte (camera in Airbnb, appartamento poi rivelatosi praticamente sempre vuoto e quindi tutto per noi).

A proposito di appartamento.. se vuoi vivere una vacanza o un viaggio in genere come una persona del posto e non come un qualunque turista in albergo, ti consiglio davvero di usare il sistema di Airbnb (e se clicchi qui puoi avere subito un bonus di 35€). Noi lo facciamo spesso, visto che amiamo cucinarci quando vogliamo, ad esempio. Per me poi che quando viaggio lavoro sempre un po’ è importante poter stare concentrato, senza dover per forza andare fuori per mangiare, e soprattutto è importante potermi preparare litri e litri di caffé da avere sempre a portata di mano.

No miei cari, non è vero che sono andato a New York solo per vacanza.
Sono venuto qui anche per lavorare, cercare ispirazione, mangiare schifezze e sì, bere litri di pessimo caffè di Starbucks…

Comunque, restando sull’argomento, è stato soprattutto il cibo a farmi strisciare un bel po’ la carta di credito (chi cerca qualcosa di buono e sano lo paga generalmente il DOPPIO della cucina tipica- junk food). Dopodiché, per visitare le attrazioni principali (edifici e musei) si risparmia molto prendendo il City Pass. E lo stesso vale per metro e bus, che con l’abbonamento sono davvero convenienti (soprattutto se confrontata a quelli di Londra, e anche addirittura a Roma!).

Da questo conteggio restano fuori quindi soprattutto regali e shopping vario. Che può essere travolgente, visto che la Grande Mela trasuda davvero consumismo sfrenato da ogni vetrina, sguardo e angolo.

Detto ciò, questa NON vuole essere una guida approfondita. Chi cerca maggiori info tecniche basta che googli un po’ (è pieno di blog verticali su NY).

Ah, questa è la guida cartacea che abbiamo usato noi, moolto utile e comoda anche per le mappe dei vari quartieri.


[e ora tornando alla lettera]

Cara cara NIUIORC, mi hai fatto divertire un sacco.

E, gira che ti rigira tra queste immense e suggestive strade, mi hai fatto anche riflettere molto.

Pensa un po’, per uno che si occupa di comunicazione, marketing e commercio

…quale posto migliore per osservare cosa c’è di più all’avanguardia?

Tu per queste cose così importanti per il benessere materiale dell’uomo sei sempre la CAPITALE DEL MONDO.

Basta farsi un giro qui e osservare attentamente i messaggi, i comportamenti, non solo in centro ma anche nei quartieri più periferici e meno “cool”.

Ogni tuo abitante rappresenta una società variegata e dinamica, in cui il “sogno americano” delle persone che dal nulla possono costruirsi imperi e successi straordinari, è – nonostante tutto quello che si possa pensare – ancora vivo e vegeto. 

Ma come si vive a New York?

Sì, il materialismo, l’arrivismo, Wall Street, suit&tie (giacche e cravatte), il consumismo, il capitalismo, la fretta.

Tutti questi fenomeni ti caratterizzano e li noti nei movimenti della gente.

E nei risvolti dei tuoi reietti, cioè quelle centinaia e centinaia di senza tetto che sostano agli angoli delle strade, sbandati vari che vagano nelle metro e proletari sprovveduti infilati come sardine sul triste e sproco traghetto gratuito per lo sfigato isolotto di Staten Island.

Ecco, questa è la dannata Statua. Ora avete la vostra cavolo di foto turistica, e passiamo alle cose veramente interessanti..
A proposito, questa foto è stata fatta dal traghetto molto poco yeah! per Staten Island, invece che dalla Cruise che avevamo pure pagato ma i cui biglietti bisogna ritirare necessariamente di MATTINA e la cui ultima partenza è alle 15.00, quindi ATTENTION!

A New York però si vive bene.

Anzi, direi che si sta da paura.

Prima di venire qua me l’hanno raccontato gli italiani che conosco che vivono o hanno vissuto un periodo della loro vita qui, oltre ai miei parenti a Long Island, i quali come spesso capita nella comunità di italians sono anche convinti repubblicani che se ne infischiano del welfare statale e anzi desideravano da tempo l’abolizione dell’Obamacare.

Gente che si è costruita dal nulla, tanto per cambiare.

Arrivata qui con poche lire in tasca – ovviamente senza sapere una parola d’inglese – in seguito a lutti in famiglia, con figli a carico, e che pure è riuscita a ritagliarsi il suo bel pezzo di benessere.

Me ne parlano bene i conoscenti venuti qui a studiare… che pacchia belli, anzi che ficata!

Questa comodità e abbondanza di tutto, dalla cultura all’intrattenimento, alle curiosità più alternative e di nicchia, e tanto altro, sono il segno distintivo di questa terra.

E pensa che tutto questo mito per me è stato grosso modo una conferma.

D’altronde sono cresciuto a Gaeta [LT] vicino a una base NATO che ospitava tantissimi marines e le loro famiglie, tra cui alcuni cari amici che ancora sento – come i mitici Antelmo e Gabriela, ora di base a Washington, che ci hanno dimostrato ancora una volta il loro amore regalandoci una spettacolare cena al Fonda Restaurant, miglior messicano di Manhattan – anch’esso costruito da immigrati con straordinaria determinazione e talento.

That was AWESOME! Antelmo De Leon & Gabriela Uro you’re the best We never tried a Mexican tan delicioso, and the service as well was truly amazing 🙂

E che dire poi di tutta la cultura americana in cui sono stato immerso fin da ragazzino, partendo dalla cultura rap (i miei studi privati da autodidatta di inglese risalgono al 2002 con l’uscita di Stillmatic, album di Nas, rapper nativo proprio di Queensbridge NY), fino a una delle mie ex e amiche conosciuta a Taiwan, e poi tutti i film eccetera che hanno permeato la cultura italiana stessa dal dopoguerra in poi.

Fin ad oggi, in cui tolta la lettura e la pratica meditativa, le uniche forme di svago che mi concedo (puro intrattenimento) sono frutto dell’attualità americana – e grazieiddio che esiste Youtube – cioè il varietà comico Saturday Night Live, e le partite dell’NBA (di cui resto un fanatico, come dimostra anche la maglietta personalizzata dei NY Knicks che mi sono fatto fare allo store sportivo di Macy’s – a buon prezzo visto che in questi anni i Knicks sono tra le squadre MENO trendy in assoluto).

Ma è questo è solo un pezzetto della mia storia con l’America.

L’altro è un bel pezzo di carta.

Chi mi segue sa infatti che qualche anno fa mi sono imbarcato anche nella folle scommessa di prendere il TOEFL (certificazione di massimo livello di inglese americano) in 3 mesi, SENZA voler intenzione di andare a studiare in alcun college – che tanto ne ho avuto abbastanza delle università, emmobbasta.

L’ho fatto appunto per avere quel “piece of paper“, e togliermi uno sfizio.

E sempre a proposito di diplomi e corsi vari, uno dei più belli l’ho fatto online proprio con la Columbia University di base qui, e mi permise di capire oltre alle nuove propsettive dello sviluppo sostenibile a livello mondiale, anche il perché una città come te è così avanti rispetto a tante altre – sia americane che nel resto del mondo.

Qui l’impatto dei cambiamenti climatici si è fatto sentire già tanto, con l’uragano Sandy ad esempio, e per i prossimi decenni si prevedono altre tempeste e fenomeni distruttivi, perciò la municipalità negli ultimi dieci-quindici anni ha proceduto a varie opere non solo di riqualificazione urbana (vedi l’incredibile Highline) ma anche di prevenzione, adattamento e mitigazione.

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Un’opera di riqualificazione unica al mondo. Quella che era una vecchia ferrovia sopraelevata abbandonata nell’ex zona industriale di Manhattan, per decenni in mano alla malavita, ora è una lunghissima passeggiata per famigliole. Qui trovi opere d’arte, verde e panorami sulla City, dove si continua a costruire appartamenti residenziali, che soprattutto grazie alla Highline stessa acquistano sempre più valore…

Tutto con l’obiettivo di farne un luogo di socialità completa, dove la gente non viva inscatolata come le sardine di una qualunque capitale asiatica, e possa godersi anche gli spazi pubblici. 

E sta funzionando, questo è evidente.

Il comunismo uccide?

Che curiosa visione…

…una sera siamo a Broadway, e siamo appena usciti dal fantasmagorico spettacolo di “Aladdin” (se è piaciuto a me, che odio i musical…).

Camminiamo dalle parti di Times Square e all’improvviso cosa ci troviamo davanti?

Una roba impressionante, cioè questi manifesti ENORMI, belli in evidenza anche tra migliaia di altre pubblicità.

Curiosa visione soprattutto per uno come me che per anni ha studiato la storia e l’attualità del socialismo e del comunismo.

new york comunismo blogger copywriter andrea lisi
A 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre in Russia, il comunismo ancora miete vittime in giro per il mondo, secondo la Fondazione delle Vittime che ha finanziato questi mega cartelloni nel pieno centro di Broadway

Che dici, vuoi dei commenti?

Ma no, ho già dato.

MOMA, MET & Guggenheim: il meglio e cosa evitare

Per chi ama i musei sei una miniera di sorprese!

Al primo posto metto il Metropolitan, che mi ha ricordato per la sua grandezza il British Museum di Londra, dato anche lo stile e i contenuti simili, ma qui abbiamo superato ogni limite!

andrea lisi new york museo metropolitan
Questi sono solo pochissimi dei meravigliosi reperti che si possono ammirare al Metropolitan

Ci sono un’infinità di cose da vedere e ammirare con calma. Avendo però poco tempo abbiamo dovuto rimandare a una prossima visita, e ci siamo limitati a un giro veloce tra le varie aree egizia, greco-romana, africana e oceanica, oltre ad aver girato la mostra corrente “Age of Empires” sulle dinastie cinesi Qin e Han. Anche qui, per uno come me che ha visto l’immensa ricchezza dell’antica cultura del Regno di Mezzo, è stato come ritornare nello sterminato National Palace Museum di Taipei.

Al secondo posto c’è il MoMa, che vale soprattutto per il suo 5° piano – pieno zeppo di quadri europei tra Picasso, Van Gogh, De Chirico, gli impressionisti ecc.

In questo caso, come per il Guggenheim, non sono riuscito proprio ad apprezzare il resto.

Il fatto è che l’arte contemporanea e l’arte astratta la maggior parte delle volte mi lasciano del tutto indifferente, e spesso mi fanno proprio incazzare. Sarò pure rozzo e chiuso mentalmente, ma almeno ho qualcosa da consigliare ora a chi la vede come me:

Al Guggenheim la cosa più interessante è la struttura a spirale del Museo stesso, mentre le mostre fanno cagare, tranne una che c’era in questi giorni con i disegni di bambini delle scuole elementari (mooolto meglio di Cattelan e altri “idoli” contemporanei).

Comunque, nei tuoi musei mi sono deliziato, davvero.

Il bello rispetto a tanti musei nostrani è che qui si possono fare le foto, e anche per questo ho raccolto troppe immagini e troppe cose fantastiche (che tornerò assolutamente a visitare!) da poterle riportarle singolarmente.

Meglio un altro collage:

Oltre a tantissimi quadri del nostrano De Chirico, il MoMa permette di ammirare probabilmente la più grande collezione di arte europea ottocentesca al mondo. Ci sono tutti i più grandi, e man mano che vai avanti pensi di aver visto il meglio, e invece non finisce mai…

E Bansky dove sta?

Potrei terminare qui la lettera e saremmo già tutti più ricchi di curiosità e informazioni utili.

Ma la storia più strabiliante deve ancora venire…

Devo dirti infatti che già dopo 3 giorni qui mi è venuta la tendinite a un ginocchio e le PIAGHE ai piedi.

Sfido! Dopo una media di 10-12 km al giorno di camminate…

..soprattutto per uno abituato a stare comodo seduto davanti al pc (a parte rare eccezioni).

Il motivo del collasso fisico? Beh, con la mia donna le vacanze si fanno così, bisogna vedere TUTTO – e senza prendere taxi.

Stavolta ad esempio, oltre a tutte le mille consone attrazioni turistiche ci siamo messi anche alla ricerca dei vari capolavori urbani di tale Bansky, graffitaro di fama mondiale che qui si è divertito molto, anche negli ultimi anni.

Ha imbrattato con i suoi spruzzi preziosi un bel po’ di muri in giro, e ci aspettavamo quindi di riuscire a trovarne testimonianza non solo nelle stampe in vendita un po’ ovunque, ma anche proprio sui muri che alcune mappe gentilmente ci segnalavano.

Fatto che sta che nel breve tempo rimastoci uno l’abbiamo individuato proprio dalle parti dove ci eravamo stabiliti (Upper West Side, non lontano dalla zona dell’appartamento).

“Hammer Boy” di Bansky, lo trovi facilmente a Manhattan nell’Upper West Side, coperto da una vetrina che il generoso proprietario dello stabile ha messo, invece di staccare tutto il muro e andarselo a vendere per qualche milioncino di dollari…

Ma poi perché mai avviarsi fino al quartiere più sperduto di Brooklyn?

Ovviamente perché lì doveva esserci un altro dei famosi graffiti (che nelle periferie italiane chiamiamo ancora semplicemente “murales”).

Quartiere target: Red Hook, posticino tranquillo dal nome simpatico, poi rivelatosi una gran bella sorpresa.

Il graffito invece?

Una cocente delusione.

Ma aspetta, devo raccontarti prima un’altra storia, probabilmente la più strabiliante di questi giorni.

“Anche noi italiani, guardallà!”

Dicevo, in realtà la cosa più assurda è successa MENTRE andavamo a Red Hook..

A un certo punto pensavamo davvero d esserci persi, perché le strade dove camminavamo sembravano la classica periferia anonima e ovviamente non risultavano dai tracciati per turisti indicati nella nostra guida.

Superato un cavalcavia affollato e entrati in una zona alquanto deserta, piena solo di carrozzerie e magazzini, vediamo da lontano una donna che lava la sua auto.

Decidiamo quindi di avvicinarci e procedo a chiedere delle info alla donna, una ragazza sui 40 anni non obesa ma quasi – cosa inaspettata, qui ci sono molti meno obesi di quanto credevamo, sarà che milioni di abitanti hanno l’abitudine di fare jogging nei grandi e numerosi parchi.

Mentre ci parliamo comunque si avvicina anche il padre, un signore anzianotto, che dall’accento mi fa subito scattare una molla. Lui non ha idea di chi sia Bansky, ma la figlia sì, e ci liquidano indicandoci di svoltare a sinistra dopo 3 blocks (isolati).

Io mentre ci giriamo lo saluto con un “GRAZIE!” in italiano, e lui come preso da una scossa improvvisa, si gira e ci urla “MA COM’? SIETE ITALIAAANI?!?”

E da lì parte la grottesca conversazione, che cavolo, ancora mi inbarazza adesso a ripensarci.

Perché quando gli facciamo cenno di sì, sorridiamo, lei sorride, lui sorride e sembra subito rivitalizzato, se ne esce con un “AH, ANK NOI SIAMO ITALIAAAN, GUARDALLLA'” e mi indica il garage alla mia destra.

Io giro la testa e cosa vedo?

Una c***o di Ferrari.

La cosa triste della faccenda qui è che da ora in poi mi vergognerò di girare all’estero e alla domande “where are you form?” rispondere “I’m Italian” senza potermi girare e mostrare la mia Ferrari.

Quale italiano infatti non ha un garage in periferia con la sua Ferrari bella lucida e fiammante?

L’arcano comunque è stato così svelato, dopo che il mio sorriso si è era allargato ancora di più e cercavo in qualche modo di abbozzare.

Vedo che ha voglia di parlare nella sua lingua natia e gli faccio un po’ di domande, al che mi racconta che lui è lì da tempo immemore e la figlia è una di quelle nate lì negli USA, mentre ne ha altri nati tra Germania e Italia, tutti però sparsi per gli States. 

E di dov’è originario in Italia?

🙂 Sicilia, Catania per la precisione.

Alla faccia del piffero, penso. E mentre gli dico “fantastica Catania, un po’ caotica come città ma sicuramente molto molto affascinante, ci siamo stati nel 2011…il mio cervello comincia a fare associazioni maliziose…

Tanto più che continua a vantarsi della Ferrari, e del fatto che ne ha anche altre 2 in un un’altra casa… ed è siciliano… ed è negli USA da tanti anni, e chissà se non ha avuto qualche aiutino proprio “da giù”.

Lui ci chiede di noi, e anche la figlia è super gentile ora, prova anche lei a parlare in italiano, eccitata dalla situazione, e quando si arriva al fatidico momento in cui stanno quasi per invitarci a salire da loro a mangiare due cannoli, sento che forse è meglio andare…

Dobbiamo trovare questo benedetto Bansky

Immagina… prendi 2 metro e ti fai svariati chilometri a piedi, vagando a intuito (non avevamo google maps ad assisterci, non avendo voluto fare un abbonamento internet sul cellulare per quei giorni) e sorpassando pericolosi svincoli e imbroccando deserte alley periferiche.

Arrivi poi nel posto, trovi il quartiere, cammini ancora un bel po’, trovi anche la strada e…

NADA

Il nulla (quasi) assoluto.

Quello che infatti io avevo notato subito girato l’angolo nella King’s Street che ci avevan detto è un rimasuglio sommerso da altri (brutti) graffiti con scritto “Miss Bansky”.

Eravamo dunque lì e non c’era nulla, tranne questo piccolo dettaglio.

Decidiamo per sicurezza di rifarci tutta la strada avanti e indietro, e chiediamo pure a due tipi relativamente giovani e semi-hipster fuori da un magazzino, ma ci guardano indifferenti e un po’ gnorri.

Quello che cercavamo era un pallocino rosso.

Delusi e arresi all’evidenza del nulla, o meglio del fatto che qualcuno l’aveva barbaramente tolto di mezzo, decidiamo di andare a sfogare la tristezza in un parchetto deserto (cosa che può accadere solo in queste periferie che già sanno di gentrification molto lontana dalla vitalità di Manhattan).

Infine optiamo per il ritorno alla civiltà, e mentre aspettiamo il bus che una gentile ragazzina ci aveva consigliato, guidandoci addirittura alla fermata, decido di dare un’occhiata alla libreria accanto, dallo stile vagamente alternativo.

si sarà capito che sono ossessionato dai libri, vero?

Chiedo al tipo che fine ha fatto il Bansky tanto famoso che doveva essere al 40 di King’s Street e cosa ti scopro?

Che quel palloncino rosso il proprietario dell’edificio ha preferito staccarlo assieme a tutto il muro, portarlo a Miami e venderlo per 1,5 milioni di $…

Hai capito bene, un pallocino da 1 MILIONE E MEZZO DI DOLLARI.

Chi è più criminale allora?

Chi imbratta i muri o chi fa arte contemporanea? 

Grasse risate?

Mi dicono che sono ingrassato.

Che mangio troppo peanut butter.

Non solo nei pancakes, ma anche nei bagel con tanto di banane sopra (vedi video con foto più in basso).

Dicono anche che me la rido, spesso e volentieri.

E ti credo, questi luoghi non hanno molto di spirituale, ma celebrano tanto la vita.

E poi comunque ogni tanto, giri per i parchi e i quartieri, e trovi anche qui chi fa Tai ji quan e Qi gong.
(anche se questi sono un po’ particolari, fanno parte della setta Falun, perseguitata in Cina)

Il tipo di ricordi che mi hai lasciato sono tra i più belli della mia vita, lo ammetto.

Alla fine di questa settimana continuavo a pensare che, anche se tutto il mondo sembra da qualche decennio un po’ una copia degli USA, non c’è ancora nulla di paragonabile a te, NY.

Le immagini indelebili di questo giretto tra le tue strade sono troppe,

perciò le ho messe quasi tutte in qualche video:

P.S.

Ti ho parlato poco di Central Park, che forse è stato l’highlight maggiore.

Abitavamo abbastanza vicini all’ingresso e ce lo siamo girati per bene, che meraviglia!

A differenza di tante aree verdi, tipo la Caffarella a Roma, qui tutto è pulito e organizzato, con tanto di divieti per le bici nei sentieri pedonali, aree giochi protette e fantastici laghetti.

In più ci sono le aree di avvistamento uccelli (birdwatching), molto affollate anche nelle mattine feriali da curiosi venuti da tutto il continente per ammirare le tante specie.

E che dire poi degli scoiattoli (mai visti così tanti e così da vicino) o delle tartarughe (ho potuto assistere alla scena macabra sotto un ponticello romantico dove mentre diverse coppiette si facevano i selfie, lì sotto una piccola ma determinata testuggine carnivora sbranava un pesciolone il doppio di lei, staccando pezzi di carne lì in mezzo al torrente, un morso alla volta..).

La caratteristica distintiva di Central Park è che secondo me è un luogo di pace incredibile, dove puoi immergerti in veri e propri boschi, respirare aria pulita, ma avendo sempre l’occhio a distanza sui grattacieli, e in qualunque punto essendo comodamente a 10 minuti dalla city.

La maggior parte dei tuoi abitanti ha la fissa dei cani, che sono numerosissimi, e taluni ci corrono anche assieme (altri invece corrono con il cane a guinzaglio da una mano, e dall’altra il passeggino con le ruote da pista e il neonato dentro..).

E ti può capitare di finire davanti a musei imponenti, proprio all’uscita del Parco, oppure nella famoso angolino di Strwaberry Fields dove si dice John Lennon venisse a comporre quando alla fine degli anni ’70 viveva qui, e ora è terreno consumato da tutte le femmine che vi si stendono per farsi fotografare in posa vicino alla scritta “Imagine”.

Il tutto mentre puntualmente a ogni angolo c’è qualche artista e musicista che si guadagna bei soldi col jazz, le canzoni dei Beatles (appunto) o spettacoli di vario genere.

Ah, a proposito, l’esibizione di gran lunga migliore è quella che puoi ammirare in questo video, tanto improvvisa quanto spettacolare!


> Altre foto (in HD!) puoi vederle su facebook

Alla prossima!

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