Citazioni da FOCUS di Daniel Goleman

Il nuovo libro di Goleman che ti insegna come mantenerti concentrato nell’era della distrazione 

Un’interazione tra persone richiede un’attenzione congiunta, una concentrazione comune: a fronte dell’oceano di distrazioni in cui navighiamo ogni giorno, oggi dobbiamo sforzarci più che mai per avere dei momenti umani di questo tipo.

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Anche le persone con cui abbiamo un rapporto di conoscenza superficiale possono offrirci occhi e orecchie in più sul mondo, elementi chiave di cui abbiamo bisogno per operare in ecosistemi complessi dal punto di vista informativo e sociale. La maggior parte di noi ha soltanto un pugno di legami forti – amici intimi, fidati – mentre possiamo avere centinaia di cosiddetti legami deboli (per esempio, i nostri ‘amici’ su Facebook). I legami deboli hanno un valore come moltiplicatori della nostra capacità di attenzione, come fonti di consigli per fare buoni affari negli acquisti, per trovare possibilità di lavoro o dei partner con cui uscire.

“La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo” disse Albert Einstein. “Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”. Per molti di noi è un lusso anche solo potersi permettere qualche momento personale ininterrotto di tranquillità e di riflessione durante la giornata; tuttavia, questi momenti sono tra i più preziosi, soprattutto per quanto riguarda la creatività. Perché le nostre associazioni libere possano produrre frutti di innovazione, però, è anche necessario che ci sia l’atmosfera giusta. Abbiamo bisogno di tempo libero durante il quale poter mantenere una consapevolezza aperta.

Quando rivolgiamo piena attenzione ai nostri sensi, il chiacchiericcio mentale di default del cervello si zittisce. Le scansioni cerebrali effettuate durante la ‘meditazione di consapevolezza’ (vipassana) mostrano che quest’ultima mette a tacere i circuiti neurali responsabili del soliloquio della mente incentrato sul ‘me’. Tale risultato può essere già in se stesso un immenso sollievo. A un livello di leggera interferenza, le nostre menti sono spesso soffocate da questo chiacchiericcio, il brusio del circuito di default. Quelli che gli scienziati cognitivi chiamano i ‘pensieri sul me’ (o la ‘mente scimmia’, come viene definita in Oriente) non fanno che strombazzare i nostri argomenti preferiti: le notizie sul nostro io. Ne esistono tre categorie generali – gli eventi passati, le possibilità future e ciò che potrebbe non accadere mai – e nessuna di esse prevede la concentrazione su ciò che sta accadendo qui e ora.

L’illusione del talento, radicata in profondità nella cultura di quell’industria (quella finanziaria ndr) era sotto attacco, ma i fatti che mettono in discussione tali assunzioni di base – e che minacciano quindi i mezzi di sussistenza e l’autostima di queste persone – semplicemente non vengono recepiti. (…)

Occorre metacognizione – ossia consapevolezza della propria consapevolezza – per portare alla luce ciò che il gruppo ha sepolto nell’indifferenza oppure rimosso. La chiarezza parte dal rendersi conto di ciò che non notiamo (senza neppure accorgerci del fatto che non lo notiamo).

Correre dei ‘rischi intelligenti’ è una procedura che si basa su un ampio e meticoloso lavoro di raccolta dei dati, soppesati alla luce delle nostre sensazioni ‘di pancia’; le decisioni stupide, d’altro canto, vengono prese su una base troppo ristretta di informazioni. Le opinioni schiette delle persone che rispettiamo e di cui ci fidiamo creano una fonte di autoconsapevolezza che ci protegge dalle notizie distorte e dalle assunzioni di dubbia validità. Un altro antidoto al pensiero di gruppo consiste poi nell’allargare il cerchio dei nostri contatti al di là dell’ambito in cui ci sentiamo più a nostro agio e nel vaccinarci contro l’isolamento di gruppo attraverso la creazione di un cerchio di confidenti franchi e onesti.

L’intuizione sociale è un indice della nostra accuratezza nel decifrare il flusso di messaggi non verbali che la gente manda di continuo e che modificano silenziosamente il significato delle parole (…) L’attenzione al contesto ci aiuta anche a mappare le reti sociali di un gruppo, di una nuova scuola o di un posto di lavoro, un talento che consente di muoverci con facilità in questi ambienti relazionali. E’ emerso che i soggetti dotati di una straordinaria influenza organizzativa non solo riescono a percepire il flusso di connessioni interpersonali, ma sono anche in grado di individuare le persone le cui opinioni vengono tenute in maggior conto (così, in caso di necessità, possono concentrare i loro sforzi nel convincere quegli individui che poi, a loro volta, persuaderanno gli altri).

Chi ha potere tende a ignorare chi non ce l’ha, cosa che viene a soffocare l’empatia (…) Chi ha poche risorse “deve far affidamento sulla gente”.. per questo motivo i poveri sono particolarmente attenti agli altri e alle loro esigenze (…) i ricchi possono permettersi di essere meno consapevoli dei bisogni di chi li circonda. Quanto più a lungo un individuo ignora un’email prima di decidersi a rispondere, tanto più forte è il suo potere sociale relativo. Quando succede loro qualcosa, spesso le persone ne attribuiscono la causa a eventi vicini nello spazio e nel tempo, mentre in realtà si tratta del risultato delle dinamiche del sistema in cui sono inseriti.

Il problema è reso più grave dalla cosiddetta <<illusione della profondità esplicativa>>, ossia dal fatto che ci sentiamo sicuri della nostra comprensione di un sistema complesso anche quando, in realtà, ne abbiamo una conoscenza assai superficiale. (…) c’è un altro punto fondamentale di cui dobbiamo tenere conto: il fatto, cioè, che i nostri apparati percettivi ed emotivi sono quasi ciechi rispetto a tali sistemi. (Il mito delle diecimila ore)

Per rimanere vigili nei momenti di forte stress e stanchezza, occorre essere metodici e ben addestrati, per poter decidere cosa è necessario anche in condizioni avverse(…)

Non si migliora con la semplice ripetizione meccanica, bensì continuando a mettere a punto la propria esecuzione per avvicinarsi sempre di più all’obiettivo…bisogna procedere per piccoli passo, accettando all’inizio un maggior numero di errori e spingendo sempre più in là i propri limiti (…) Per raggiungere l’eccellenza, le innumerevoli ore di pratica sono necessarie, ma non sufficienti.

L’attenzione selettiva è la base di ogni altro tipo di apprendimento. L’autoregolazione dell’attenzione ci permette di concentrarci su espliciti obiettivi e resistere alle distrazioni, una chiave per il successo in qualunque ambito. Intelligenza emotiva, ossia autoconsapevolezza, gestione di sé, empatia e abilità sociali…

La pratica meditativa rafforza la rete dell’attenzione classica nel sistema fronto-parietale del cervello, che lavora per focalizzare l’attenzione (…) e l’attenzione selettiva, che minimizza l’influenza delle distrazioni permettendoci di concentrarci su ciò che è importante senza farci turbare da ciò che è attorno a noi. Una volta che siete sul posto di lavoro, in mezzo a colleghi che hanno più o meno la vostra stessa intelligenza, le vostre abilità cognitive, da sole, non bastano a farvi emergere, in particolare come leader..subentra un effetto di appiattimento (…) alcune competenze specifiche come l’autodisciplina, l’empatia e la capacità di persuasione si rivelano fattori di successo più efficaci dei punteggi accademici.

P.S.

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