Lettera a Steven Pressfield

Una recensione fuori dall’ordinario di “The War of Art

Caro Steven,

grazie per il tuo calcio in culo.

Grazie sul serio, per avermi illustrato chiaramente chi è il vero nemico.

Ora non ho più scuse dietro cui nascondermi.

Non ho più proprio alcuna illusione con cui consolarmi, specialmente quando la lista di cose da fare è rimasta lì tutto la settimana immobile e incurante dei miei apparenti sforzi di cambiamento come il ritratto di Mao che ancora se la ride in piazza Tian An Men a Pechino.

Tu il nemico lo chiami “the Resistance”.

No, la Resistenza partigiana non c’entra una mazza.

Qua parliamo della procrastinazione.

“La vera fatica non è scrivere, ma sedersi a scrivere.”

E aggiungo, in quest’epoca.. per quelli che come me usano internet per lavoro, accendere il mac senza farsi distrarre.

La lotta di cui parli è la lotta di tanti.

Dobbiamo restare concentrati su di noi, perché anche se abbiamo introdotto alcune buone abitudini, anche se abbiamo addrizzato il tiro nel modo in cui ci promuoviamo e in cui svolgiamo il nostro lavoro, non basta.

Perché le abitudini negative che ci portiamo dietro da una vita sono dure a morire.

Preferire il cazzeggio, o un lavoro molto più stupido e facile, ad uno creativo e ad alto valore aggiunto, è un male.

Girare intorno, spaventati dalle scadenze, e continuare a rimandare il lavoro più importante per dare attenzione a qualche cliente – o persona nella nostra vita – che invoca “urgenza”… è un male.

E ora che conosciamo il nemico, lo riconosciamo nelle nostre difficoltà passate.

Ad esempio, io ripenso a quando e come sono stato in grado di sconfiggerlo..
e capisco anche che la guerra non finirà presto.

Ma intanto ora, grazie al tuo libro, conosco meglio il nemico e riuscirò a combatterlo consapevolmente, senza farmi trascinare in drammi, portando a termine le cose che ho posto tra i miei obiettivi.

Farò le cose per tempo, o anche in anticipo.

Perché così fa un professionista.


 

P.S.

Non parli o leggi bene l’inglese?

Mi dispiace, ti toccherà aspettare un’edizione italiana.

Intanto però di Steven Pressfield ti puoi leggere i romanzi:

One thought on “Lettera a Steven Pressfield

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