Lettera a Gurdjieff sui suoi uomini straordinari

Quello che ho imparato da Georges Ivanovitch Gurdjieff – filosofo, avventuriero, imprenditore – grazie al suo libro “Incontri con uomini straordinari

Caro Georges,

sei forte e stravagante come un albero ad arco, e ti ringrazio per aver scritto questo libro.

Con gli “uomini straordinari” di Gurdjieff si aprono porte verso un lavoro interiore e un viaggio più profondi e significativi che mai

Da anni, sentendoti spesso citare, ero curioso di conoscerti.

A te aveva accennato Franco Battiato, ma anche Daniel Goleman.

E bada, considero loro amici alla pari di te.

Tra i migliori.

Ho infatti una teoria su questo, cioè che quando non ti puoi circondare di grandissime persone – o perché sono lontane e inarrivabili, o perché sono morte, magari tanto tempo fa – spera che abbiano scritto qualcosa.

Ecco perché credo nei libri, e vi ricerco spesso consiglio e confronto.

Quindi ti ringrazio, e leggerò anche gli altri scritti tuoi che ci sono in giro.

Chi può dirsi uomo straordinario

A proposito di grandissime persone, parliamo subito della tua definizione di uomini straordinari:

“Meriterà il nome di uomo, e potrà contare su ciò che è stato preparato per lui, solo colui che avrà saputo acquisire i dati necessari per conservare indenni sia il lupo sia l’agnello che gli sono stati affidati.”

Laddove per lupo intendi il l’organismo umano, mentre l’agnello simboleggia il sentimento.

“Può venire chiamato straordinario soltanto l’uomo che si distingua da quelli che lo circondano per le risorse del suo spirito e che sappia contenere le manifestazioni provenienti dalla propria natura, pur mostrandosi giusto e indulgente verso le debolezze altrui.”

Già nei tuoi anni parigini si parlava di te come di un maestro inaudito e sconcertante, che insegnava innanzitutto – con l’ausilio di tecniche che sembravano collegate ad antichissime dottrine orientali – a risvegliarsi da una vita di automi addormentati. Tale, infatti, giudicavi la vita normale degli occidentali.

Chi frequentava il tuo Istituto parlava così

“Ci si prende cura delle bestie, si fa del giardinaggio, si fa della musica… ci si deve risvegliare alle cose invece di parlarne”

… un posto unico al mondo, dove avevi concentrato tutta la grande esperienza degli anni di viaggi e ricerche ai limiti dell’impossibile in Asia e Africa.

Come me, che faccio di mestiere proprio il copywriter – colui che scrive per vendere – non nascondevi il tuo disprezzo per le regole grammaticali.

Tu ti vanti tanto – e io ti stimo molto – perché sapevi come fare soldi, e sostenevi di poterlo insegnare anche agli americani, fin da quei tempi maestri riconosciuti nell’arte del business.

E nel tuo arrangiarti sempre e comunque, bene e ovunque, hai dimostrato quell’artigianalità e capacità commerciale che oggi diremmo tipica di un napoletano.

Con queste stesse qualità ti sei poi piegato – in un periodo tardo della tua vita – al mestiere di scrittore.

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A tal proposito, sono sicuro che lo hai fatto soprattutto per il tuo fine più alto, la tua missione di “risveglio” dell’umanità, perché anche ai tempi tuoi scrivere non era proprio il modo più intelligente e veloce di fare soldi, e anzi comportava investimenti ancora più grossi e rischiosi di quanto sia adesso.

Come un Montemagno ante-litteram, hai testimoniato a gran voce che il lavoro non lo si cerca, bensì lo si inventa.

E casomai lo si attrae.

Come disse il saggio Nasruddin…

Che dire poi dei proverbi di tale “Mullah Nasr Eddin”? 

Anche questi li maneggiavi alla grande e con disinvoltura, aggiungendovi spesso tuoi pensieri – come a voler scherzare al modo che lui scherzava, e allo stesso tempo prenderne in prestito l’autorevolezza.

Dicono che la tua opera sia multiforme.

E straordinariamente attuale.

Vero è sicuramente che in ogni forma, la tua parola è sempre un richiamo.

Dice difatti la bella introduzione (che ho riletto nuovamente e compreso meglio dopo aver finito il libro) che tu soffri del caos interiore nel quale viviamo.

Perciò chiami.

Vuoi che apriamo gli occhi.

Ci chiedi perché esistiamo, che cosa vogliamo, a quali forze obbediamo.

Ci chiedi soprattutto se comprendiamo ciò che siamo.

E vuoi farci rimettere tutto in questione.

Il che mi fa impazzire di goduria, perché è quello che faccio e ho fatto per una vita – con slancio e spesso anche a danno della comodità materiale e psicologica:

Porre il dubbio, chiedersi il perché, pensare oltre.

E dire “perché no?”

Cioè mi sono spesso spinto,, com’è di moda dire oggi, fuori dalla mia “zona di comfort” – e anzi, ho iniziato a portarci anche gli altri.

Sai qual la differenza rilevante tra la tua epoca e la mia?

Che io vivo al tempo di internet e dei social media, in cui non si può praticamente più nascondere nulla,

e tutto è pubblico.

Un’esperienza spietata

La gente che ti incontrava spesso restava contrariata, ti dava del pazzo o dell’orrendo.

O anche dello sfrontato.

Ma poi magari diventava tua seguace.

Perché davanti a te qualsiasi atteggiamento sembrava artificioso.

“Che fosse eccessivamente deferente o al contrario pretenzioso, sin dai primi minuti veniva fatto crollare.

Caduto l’atteggiamento, rimaneva soltanto una creatura umana spogliata della sua maschera e, per un momento, colta in tutta la sua verità.

Era un’esperienza spietata, per alcuni impossibile a sopportarsi.”

E questa cosa mi aggrada assai, perché ho sempre apprezzato le cose che non sono per tutti.

Luoghi inconoscibili

Sicuramente dai racconti assurdi che fai non ci si può aspettare precisione documentale.

Non si possono andare a rintracciare i posti precisi dove stavi.

Per te il passato vale la pena essere raccontato soltanto nella misura in cui esso è “esemplare” e i dettagli non contano.

Anche in questo ritrovo un grande passo avanti nella mia evoluzione, perché ho imparato sì a raccontare – e questo blog lo testimonia – ma condividendo sempre anche quello che ho imparato.

C’è sempre una qualche morale, d’altronde.

Come dice il mio compaesano Lorenzo, c’è sempre un bianco e un nero, un bivio e una scelta da compiere.

Nelle tue avventure suggerisci non semplici esempi da imitare esteriormente, ma tutto un modo di essere davanti alla vita, che ci tocca direttamente e ci fa intuire una realtà di un altro ordine.

etiopia andrea lisi blogger copywriter
Nel 2015, alla scoperta delle chiese sotterranee di Lalibela, nell’Etiopia che tu hai esplorato un secolo prima

Il maestro

Le parole di chi scrisse la prefazione all’edizione (postuma) di questo libro sono significative ed è bene citarle:

“La funzione di maestro non si limita all’insegnamento di dottrine, ma significa una vera incarnazione della conoscenza, grazie alla quale il maestro può provocare un risveglio e, per la sua stessa presenza, aiutare l’allievo nella sua ricerca.

Egli esiste per creare le condizioni di un’esperienza attraverso la quale la conoscenza potrà essere <> nel modo più totale possibile.”

Gran bella definizione, coerente con il modo in cui incarnano questo ruolo i miei maestri, Costantino Valente e Stefano Stefanelli.

L’esistenza di un VERO maestro e tutto il suo comportamento devono essere subordinati al compimento della sua missione.

“l’uomo vive nel sonno”

Il ritmo del pensiero

Da bravo copy ante-litteram nei tuoi scritti stabilisci una conversazione fin dall’inizio: 

“Non so come stia lei, coraggioso lettore, ma quanto a me, il mio pensiero ha già trovato il suo ritmo, e adesso posso, senza usarmi violenza, rimettermi a sofisticare.”

E sono d’accordo su un’altra cosa:

Il pensiero è prerogativa dei ricercatori di verità.

Al giorno d’oggi l’unica responsabilità che sento di avere in più, come umile ricercatore anch’io, è quella di rendere queste scoperte utili al benessere dell’animo più immediate e comprensibili.

Nella mio scrivere rinuncio all’ermetismo, all’elitarismo e alla simbologia spinta degli antichi maestri che volevano tramandare determinate conoscenze solo a pochi eletti.

Mi accontento della selezione dell’attenzione.

In un mondo dove il privato quasi più non esiste, i marketer usano dire che il modo migliore di nascondere una cadavere è metterlo nella seconda pagina della SERP (i risultati di ricerca) di Google.

E tanto penso basti.

La strada tracciata dal padre

Nella tua educazione dici di essere stato fortunato.

Hai avuto infatti un padre che ti ha cresciuto sottoponendoti a formidabili e pittoreschi sacrifici, forgiandoti e rendendoti praticamente immune alle sbalorditive sfide della giovinezza.

Tuo padre e i tuoi mentori – tutti uomini decisamente straordinari – hanno creato il mito di Georges Ivanovitch Gurdjieff, il filosofo avventuriero e imprenditore. 

Ti hanno insegnato a conciliare il tuo bene con quello del prossimo, a imparare tutto velocemente, a renderti sempre utile.

Gurdjieff nel periodo tra il 1925 e il 1935

Di lui dici:

“mio padre aveva una concezione chiara, semplice e ben definita dello scopo della vita umana.

Nella mia gioventù egli mi diceva spesso che l’aspirazione fondamentale di ogni uomo dovrebbe essere quella di conquistare la propria libertà interiore e di prepararsi così una felice vecchiaia.”

Come si può fare ciò?

Restando fedeli a determinati principi,

e lasciandosi da essi guidare nelle scelte di ogni giorno.

Tra questi ad esempio:

“Dimostrare uguale cortesia nei riguardi di tutti, ricchi o poveri, amici o nemici, schiavi o potenti, a qualsiasi religione essi appartengano; interiormente però rimanere libero e non fare mai troppo affidamento su nulla e su nessuno.”

e anche

“Amare il lavoro in sé, e non per il guadagno.”

Su quest’ultimo detto mi sorge solo un dubbio, e non da poco.

Dici che hai concluso la tua vita, i tuoi ultimi 10 anni grosso modo, nei debiti.

Hai combattuto fino alla fine, perché a quanto pare il sobbarcarti grandi progetti in cui davi da vivere a tantissime persone, che dipendevano in tutto e per tutto da te, quasi come dei figli, o dei parassiti.

Non hai forse saputo delegare, come dovrebbe saper fare un vero leader e imprenditore.

Hai continuato a fondare tutto sulla tua personalità sovradotata e dalla immane forza di volontà, e quest’abitudine ti è costata. 

Cioè il tuo talento non è bastato più, dal momento in cui per andare in America hai iniziato a chiedere prestiti.

E d’altronde c’è un grande lezione anche in questo tuo errore, da cui penso (e così spero anche i miei lettori) di poter imparare a gestire meglio le mie energie e le mie finanze.

Ai tempi in cui avevi fondato l’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo

Tornando alla tua figura paterna, dal racconto emerge sicuramente un uomo tenace e stoico.

Uno che…

“…nonostante la lotta accanita che conduceva contro le disgrazie che si rovesciavano su di lui “come da una cornucopia”, conservò lo stesso, in tutte le circostanze difficili della vita, l’anima di un vero poeta.

Grazie alla sua innata facoltà di trarre ispirazione dai minimi particolari della vita, egli era per noi tutti, fin nei momenti più angosciosi della nostra esistenza comune, una fonte di coraggio e, nel comunicarci la sua libera spensieratezza, suscitava in noi un impulso di felicità.

Conduceva un’esistenza di una regolarità meticolosa e su questo punto si mostrava assolutamente spietato verso se stesso… si era posto come regola di andare a letto presto, per potere, sin dall’alba, lavorare alla realizzazione di ciò che aveva deciso il giorno prima, e non fece eccezione neanche la sera delle nozze della prima figlia.”

E tra le sue sentenze, ironiche e paradossali, vi era un’altra che sa molto di filosofia stoica o buddhista, quando dice

“Non è la quantità di cibo che sazia l’uomo, è l’assenza di avidità”.

E il motivo della sua rovina?

Quella che chiamavi “repulsione istintiva per l’idea di trarre un profitto personale dall’ingenuità o dalla sfortuna altrui”.

Egli era pronto ad accettare tutto, purché il pane non mancasse, e pur di poter stare in pace nelle ore che consacrava alla meditazione.

Ciò che gli dispiaceva di più era di essere disturbato di sera, quando sedeva fuori per guardare le stelle”.

Cosa hanno trasmesso gli altri uomini straordinari

Ci sono molti altri grandi insegnamenti nel tuo libro, e ne voglio citare ancora un paio…

…una concezione che ritrovo nella medicina cinese, e orientale in genere, è questa:

“Gli obblighi del prete vanno di pari passo con quelli del medico.

Un medico che non può penetrare l’anima del paziente è incapace di essergli realmente di aiuto.

Non si può parimenti essere un buon prete senza essere nello stesso tempo medico, perché il corpo e l’anima sono legati l’uno all’altra” 

e ancora:

Fino alla maggiore età, l’uomo non è responsabile di nessuna delle proprie azioni, buone o cattive, volontarie o involontarie; sono responsabili quelli fra i suoi parenti che si sono assunti consciamente o per circostanze accidentali l’impegno di prepararlo alla vita adulta”

amici straordinari?

Abituarsi all’indipendenza. 

Qui fai intervenire Bogacevsky, che ti esortava spesso a non adottare nessuna delle convenzioni in uso nell’ambiente nel quale vivevi, e neanche quelle di un altro ambiente.

Egli diceva:

“Sono le convenzioni di cui siamo imbottiti che costituiscono la morale soggettiva. Ma una vita vera esige la morale oggettiva, che può venire solo dalla coscienza.

La coscienza è la stessa dovunque, qui come a Pietroburgo, in America o nella Kamcatka o nelle isole Salomone. Oggi sei qui ma domani puoi essere in America. Se hai una vera coscienza, e se ad essa adegui la tua vita, dovunque tu sia, tutto andrà bene.”

e poi:

“Una coscienza liberamente sviluppatasi ne sarà sempre di più di tutti i libri e di tutti i maestri messi insieme. Ma finché la tua stessa coscienza non è ancora interamente formata, devi vivere secondo il comandamento del nostro signore Gesù Cristo: Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te

Altre citazioni sul lavoro

Grazie all’educazione ricevuta, ponevi molta attenzione all’addestramento della volontà:

“amo il lavoro, e mi sono prefisso come compito di far sì, con la mia perseveranza, che la mia intera natura ami il lavoro – e non soltanto la mia ragione”

“sono assolutamente convinto che nel mondo un lavoro cosciente non va mai perduto. Prima o poi qualcuno deve pagare per esso”

“io lavoro, perché nell’esistenza, l’unico conforto è lavorare non per costrizione, ma coscientemente. E’ questo che distingue l’uomo dagli asini di Karabach, che lavorano anch’essi giorno e notte”

“i miei giochi infantili, persino quelli più semplici, erano abbelliti dal fatto che io immaginavo sempre di essere qualcuno che non faceva mai le cose come gli altri, ma in un modo del tutto speciale”

E ancora, più in avanti:

“Mio padre non aveva come scopo soltanto farmi imparare ogni genere di mestieri, ma di sviluppare in me soprattutto la capacità di superare le difficoltà che qualsiasi nuovo lavoro comportava.

Così acquistai un’attitudine, al tempo stesso teorica e pratica a esercitare mestieri o commerci molto vari, e la mia comprensione crebbe anch’essa man mano che il mio orizzonte si allargava in vari campi del sapere.

Questa educazione appropriata sviluppò in me sin dalla più tenera età un’ingegnosità, un’ampiezza di vedute, e soprattutto un buon senso che mi permisero, a partire da tutte le informazioni che raccolsi volontariamente o accidentalmente, nel corso ulteriore della mia vira, di cogliere l’essenza stessa di ogni scienza, invece di immagazzinare questa farragine inconsistente che, negli uomini contemporanei, è il risultato dell’impiego generalizzato di quel metodo mostruoso che consiste nell’imparare a memoria.

Così dunque, molto presto nella vita, ero già ben armato e capace di guadagnare facilmente il denaro necessario per provvedere alle mie necessità immediate.

Tuttavia, poiché ancora giovanissimo mi ero interessato ai fenomeni che mettevano in questione il significato e la ragion d’essere della vita, e dedicavo allo studio di questi problemi tutta la mia attenzione e tutto il mio tempo, non facevo di questa capacità di guadagnare denaro l’unico scopo dell’esistenza – come fanno gli uomini contemporanei, e in particolare voi americani

“La stoffa del commerciante esiste anche, e tanto più potente (insieme con tante altre stoffe di cui voi siete privi), nei popoli che vivono su altri continenti”

“Ero sempre cortese nei riguardi dei poveri, però non consideravo un peccato approfittare della stupidità di coloro che, senza merito in virtù di una posizione dovuta al caso, rappresentavano l’intellighenzia del posto, mentre, dal punto di vista dell’intelligenza vera, erano ben lungi dal valere la popolazione locale a loro subordinata”

“Ho sempre avuto un atteggiamento spietato verso alcune debolezze, presenti in me come in ogni essere umano, il cui insieme costituisce ciò che viene chiamato pigrizia

Oltre i propri limiti e grazie a un intervento dall’alto

“Una sentenzia del Mullah Nasr Eddin, diventata da molto tempo per me una specie di idea fissa, che raccomandava di sforzarsi sempre, in qualsiasi circostanza della vita, di “conciliare l’utile per gli altri e il gradevole per se stessi”.

è proprio lui, Mullah Nasruddin?

E le storie della guerra civile russa, in cui eri neutrale tra bolscevichi e bianchi, tra comunisti e reazionari, ne narri in modo suggestivo:

“Circondato da bestie feroci, pronte a dilaniarsi a vicenda per il minimo bottino, io camminavo in mezzo al caos, apertamente e tranquillamente, senza nascondere nulla, senza ricorrere a nessun sotterfugio”

“se potei sfuggire a quell’inferno, nel vero senso della parola, non lo devo unicamente alla mia abilità nell’individuare e utilizzare le minime variazioni nelle debolezze abituali degli uomini quando sono in preda a una psicosi di quel genere – perché nelle condizioni in cui si svolgevano questi avvenimenti pieni di svolte impreviste, non sarei stato in grado, anche se avessi esercitato giorno e notte un’attenta vigilanza, di prevedere tutto e di prendere le misure necessarie.

A mio avviso, se me la sono cavata senza danni, è perché nella presenza generale di questi uomini, che pure erano in preda a uno stato psichico in cui ogni traccia di buonsenso scompare, non era del tutto assente l’istinto che permette a ogni essere umano di distinguere obiettivamente il bene dal male, di modo che essi intuivano nelle mie attività il germe vivente di quell’impulso sacro che solo può dare la vera felicità all’umanità, e di conseguenza facevano del loro meglio per assecondare il processo di adempimento di quanto avevo intrapreso già prima di quella guerra”

Spesso nei momenti più critici della vita ti era capitato un avvenimento imprevisto che ti giungeva in aiuto:

“Era chiaro che si trattava di uno di quegli interventi che gli uomini capaci di pensare coscientemente hanno da sempre considerato un segno della giusta provvidenza delle forze superiori.

Quanto a me, dirò che questo era il risultato, conforme alle leggi, della perseveranza incrollabile di cui dà prova un uomo per far concordare tutte le sue manifestazioni con i princìpi ai quali si assoggetta coscientemente in vista del conseguimento di uno scopo determinato.”

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“ho sempre voluto farcela da solo, con i miei sforzi, senza chiedere nulla a nessuno”
G.I. Gurdjieff

Altre citazioni sulla fede e sulla religione

“La questione non è di sapere a chi l’uomo rivolge le sue preghiere, ma qual è la sua fede.

La fede è la coscienza morale che mette le radici nell’uomo durante l’infanzia”

“Non si dà la fede agli uomini.

La fede che nasce nell’uomo e vi si sviluppa attivamente non è il risultato di una conoscenza automatica, fondata sulla constatazione dell’altezza, della larghezza, dello spessore, della forma o del peso di un oggetto determinato, né tanto meno di una percezione mediante la vista, l’udito, il tatto, l’odorato o il gusto – essa è il risultato della comprensione.”

“La comprensione è l’essenza di ciò che si ottiene partendo da informazioni intenzionalmente acquisite e da esperienze personalmente vissute”

E cosa diceva uno di questi uomini straordinari che si trovava nel fantastico monastero che riuniva saggi provenienti dalle religioni più diverse?

“Sono stato missionario…volevo che, per mezzo della fede e dell’insegnamento di Gesù Cristo, tutti fossero felici come lo ero io. Ma pretendere di inoculare la fede con delle parole è come pretendere che uno si sazi di pane solo a guardarlo”

“Eh sì, caro professore, il sapere e la comprensione sono due cose completamente differenti.

Soltanto la comprensione può portare all’essere. Il sapere di per se stesso non ha che una presenza passeggera: un nuovo sapere caccia via il precedente, e, in fin dei conti, non è altro che del nulla versato nel vuoto”

C’è qualcosa di più importante, oltre il far soldi

Più di tutto, penso di stimarti per questa consapevolezza che hai condiviso:

“Poco a poco, in me è apparso qualcosa che ha portato tutto me stesso alla convinzione assoluto che al di fuori delle agitazioni della vita esiste qualcos’altro che dovrebbe essere lo scopo e l’ideale di ogni uomo più o meno capace di pensare – e che questo altro soltanto può rendere l’uomo veramente felice e offrirgli dei valori reali, invece di quei “beni” illusori che, nella vita comune, gli vengono prodigati sempre e ovunque”

“Dimostrando una volta di più con la pratica la verità delle idee esposte nel racconto da me appena rivisto, avrò meritato di provare di nuovo la soddisfazione più grande che il Nostro Comune Padre abbia concessa all’uomo – un tempo definita dal prete egizio che fu il primo maestro di San Mosè come soddisfazione di sé generata dall’ingegnoso adempimento del proprio scopo con la certezza di una coscienza pura.”

> Leggi tutte le altre incredibili avventure incluse nel libro

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