La minaccia dei cambiamenti climatici

Ed eccoci a un tema già affrontato varie volte su questo blog. Gli sconvolgimenti ambientali sono un fatto della nostra epoca, e bisogna tenerli in conto quando si pensa ad un futuro sostenibile

938CA42F-4609-4823-96DC-58DDA464825E_mw1024_s_nCirca 40 anni fa, un piccolo gruppo di scienziati e analisti politici iniziò a capire che l’umanità di trovava su di una pericolosa rotta di collisione, poiché la rapida e apparentemente infinita crescita dell’economia e della popolazione mondiale minacciavano di scontrarsi con le risorse finite del pianeta e i suoi fragili ecosistemi.

La prima volta che tale rischio venne esposto al pubblico mondiale, nella conferenza di Stoccolma del 1972 ancora non si comprendeva come in realtà i reali limiti della Terra non fossero legati tanto ai minerali, ma piuttosto al funzionamento stesso degli ecosistemi, alla biodiversità e all’abilità dell’atmosfera di assorbire i gas serra emessi dall’uomo con l’uso di combustibili fossili e gli altri processi agricoli e industriali. Solo ora stiamo iniziando a vedere che i veri limiti del pianeta sono di natura ecologica, e derivano dall’accumularsi di gas come anidride carbonica, metano, protossido d’azoto e altre sostanze chimiche.

La verità è che non c’è mai stato un problema tanto complicato come quello dei cambiamenti climatici. Si tratta semplicemente della più grande sfida di politica pubblica che l’umanità abbia mai affrontato. Ciò per 7 motivi principali:

1 – Quella che abbiamo dinanzi ai nostri occhi è una crisi globale, poiché i cambiamenti in atto toccano tutti, in ogni angolo del pianeta, e non c’è modo di scamparsela. Per il modo in cui coinvolge le prossime generazioni, questa minaccia appare ancora più grave di quella nucleare sperimentata in passato.

2 – Quando si hanno crisi globali come questa, le possibilità di mettere tutti d’accordo su un piano d’azione si riducono. Il mondo quindi perde tempo e fatica a prendere misure correttive. La storia dei fallimentari vertici delle Nazioni Unite a tal riguardo parla da sé. Sono passati 40 anni e attualmente le principali speranze risiedono in un accordo bilaterale tra i due colossi, USA e Cina, che funga anche da esempio e precedente per gli altri.

3 – Come accennato, il problema non attraversa solo i confini delle nazioni, ma anche le generazioni. Chi c’è a rappresentare i nostri pronipoti? Per caso i politici che hanno come prospettiva le elezioni fra tre-cinque anni? O gli uomini d’affari che guardano solo al prossimo report trimestrale?

4 – Affrontare la problematica dei gas serra significa andare al cuore del nostro sistema industriale ed economico, lo stesso che fino ad ora ci ha permesso di godere di tanto progresso. Il futuro, prossimo o lontano, dovrò necessariamente fare a meno dei combustibili fossili

5 – Il riscaldamento globale è una crisi lenta. Ad essere più precisi, è una crisi molto veloce per il pianeta, in termini di epoche geologiche, ma molto molto lenta per i calendari politici e i quotidiani. Tuttavia, i cambiamenti in corso si paleseranno sempre più con il passare dei decenni.

6 – Le soluzioni possibili, per loro natura, sono complesse. Non c’è bacchetta magica o singola tecnologia risolutiva. Il cambio richiesto coinvolge tutti i settori produttivi, ed è per questo che finora nessun governo è stato in grado di mettere in atto un piano d’azione a 360 gradi.

7 – Uno dei due settori chiave, cioè quello energetico (l’altro, come sappiamo, è l’agricoltura) è in mano alle aziende più potenti al mondo. La loro lobby finora ha fatto in modo di frenare ogni azione incisiva da parte delle istituzioni nazionali e internazionali, e negli Stati Uniti ha anche finanziato apertamente la propaganda antiscientifica per provare a convincere l’opinione pubblica che gli scienziati (il 97% di tutti quelli più seri e riconosciuti al mondo) si sono inventati tutto.

Potremmo allora chiederci: “Che ce ne frega dei cambiamenti climatici? Perché dovremmo curarci di una cosa apparentemente tanto al di sopra delle nostre teste?”

Il fatto è che le conseguenze dell’andare avanti con il business as usual, cioè con l’attuale sistema, ci portano sulla traiettoria più cupa. Le temperature verso la fine di questo secolo sono previste intorno ai 4-7 gradi in più rispetto all’inizio dell’era pre-industriale. Un tale aumento avrà effetti devastanti in tanti modi. I paesi più esposti e più poveri già adesso stanno soffrendo a causa di questi cambiamenti, paradossalmente generati dallo sviluppo dei paesi più ricchi. Ma anche in Italia stiamo osservando anno dopo anno gli stravolgimenti ambientali in atto.china-drought-001

La dura realtà è che c’è da preoccuparsi. Anzi, c’è da spaventarsi. Tanto da spingere governi ed aziende a tutti i livelli ad azioni concrete di mitigazione e adattamento, che diano una speranza di tranquillità e futuro per i prossimi decenni.

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